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dieblaureiter

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About dieblaureiter

  • Birthday 08/20/1962

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Profile Information

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    Roma (RM)
  • Interests
    aeronautica storica, storia militare e contemporanea, geoplitica, scienze politiche, società

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    messaggerodelrenoNOSPAM@tiscali.it
  1. Ricordare il Comandante Luigi Ferraro a tre anni dalla morte non è solo ricordare l’eroe di guerra (le pagine che riporto spero lo facciano nel migliore dei modi) ma anche il precursore e protagonista della subacquea in Italia, l’inventore ed imprenditore, lo sportivo, l’istruttore, il pubblicista e finanche l’organizzatore di spettacoli acquatici. Tali e tanti sono infatti i campi, e credo che qualcuno mi sia sfuggito, in cui il Comandante si è cimentato nella Sua lunga esistenza. Chi volesse conoscerli tutti potrà consultare il sito ufficiale a lui interamente dedicato: www.luigiferraro.it [i]« OPERAZIONE STELLA » NEI PORTI TURCHI DI ALESSANDRETTA E MERSINA. Più fortunati degli attacchi di Vianello e Nizzi nel porto di Huelva risultarono quelli condotti dal tenente di artiglieria di complemento Luigi Ferraro il quale, arruolatosi nella X e rivelatosi nuotatore di prim'ordine, riuscì, operando solitariamente nei porti turchi di Alessandretta e di Mersina, ad attaccare quattro piroscafi, provocando la perdita totale o parziale di 24.000 tonnellate di naviglio mercantile nemico. Prima di essere inviato in Turchia, il tenente Luigi Ferraro aveva ricevuto, nel gennaio 1943, l'incarico di operare contro il porto di Tripoli non appena questo fosse stato riattivato dalla Marina britannica. Il singolare gruppo di « Gamma » formato da Ferraro, dalla consorte di quest'ultimo e dall'elettricista Filippo Velardi, avrebbe dovuto attendere che l'ormai imminente capitolazione di Tripoli avvenisse, celandosi nella stessa capitale libica. Il progetto non venne però attuato perché l'occupazione di Tripoli, avvenuta il 23 gennaio, non consentì al comando della X né di preparare adeguatamente il gruppo né di metterlo in condizioni di operare. Da informazioni pervenute in quel periodo risultava che nei porti turchi di Alessandretta e Mersina andava svolgendosi un intenso traffico di mercantili inglesi o comunque al servizio degli Inglesi che vi caricavano minerale di cromo, metallo essenziale per la produzione bellica. L'idea di portare l'offesa della X in quella zona del Mediterraneo decisamente eccentrica rispetto al teatro di operazioni navali italiano, passò in breve dalla fase di progetto (« Operazione Stella ») a quella di realizzazione e la scelta per operare nei sorgitori turchi cadde proprio su Ferraro che aveva ricevuto istruzioni di massima dal comandante Borghese per un suo prevedibile impiego a Lisbona. La messa in scena per consentire a Ferraro di operare nei porti turchi avvalendosi di una « copertura » efficace e tale da non destare alcun sospetto nell'avversario, fu necessariamente più complessa di quella messa in atto in altre occasioni per favorire l'introduzione di operatori « Gamma » nel territorio di paesi neutrali. Pertanto, ai primi di giugno del 1943, il tenente Luigi Ferraro, debitamente munito di passaporto diplomatico e con una lettera di presentazione del Ministro degli Esteri diretta al console italiano ad Alessandretta, Ignazio di Sanfelice, si presentava al suo « superiore » per assumere servizio in quella sede con compiti speciali. L'esenzione diplomatica dalle visite doganali dei bagagli, consentì a Ferraro di portare con sé quattro pesanti valigie contenenti non solo il completo corredo di operatore Gamma ma perfino i bauletti esplosivi che l'intraprendente « diplomatico » si riprometteva di applicare agli scafi dei mercantili nemici. Per circa un mese Ferraro, avvalendosi della collaborazione del cancelliere del consolato Giovanni Roccardi (in realtà tenente di vascello del servizio segreto della Marina e ideatore della speciale operazione organizzata dalla X in Turchia) studiò accuratamente la possibilità di attaccare i piroscafi che frequentemente si ancoravano in rada per effettuare le operazioni di carico del minerale di cromo. Contemporaneamente Ferraro riusciva a convincere amici e nemici che il nuovo impiegato del consolato italiano ad Alessandretta, non solo non sapeva nuotare ma provava una autentica avversione per l'acqua. La sera del 30 giugno, però, Ferraro, sempre aiutato validamente da Roccardi, indossa la tenuta da sommozzatore, fissa alla cintura due bauletti ed entra silenziosamente in acqua. La vittima designata è il piroscafo greco Orion di 7.000 tonnellate, al servizio dei Britannici, ancorato a 2.300 metri dalla riva. Ferraro, che come abbiamo detto è uno dei migliori nuotatori della X, compie la traversata in maniera perfetta; guadagna la zona di ancoraggio dell'Orion e, sfidando la luce dei proiettori di bordo e delle sentinelle che passeggiano sul ponte della nave, si immerge sotto la carena del mercantile. Fissati i bauletti alle alette di rollio, sfilati gli spilli di sicurezza, Ferraro si disimpegna senza contrasto e riesce a ritornare a riva alle 04.00 del mattino. Giova, a questo punto, ricordare che i bauletti esplosivi erano dotati di una piccola elica che veniva azionata solamente quando la nave attaccata, uscendo in mare aperto, navigava ad una velocità di almeno cinque nodi. Lo scoppio dell'ordigno poteva avvenire soltanto se e quando la piccola elica aveva compiuto un prestabilito numero di giri, corrispondenti ad alcune miglia di percorso della nave. In tal modo la nave minata affondava in mare aperto e ciò induceva l'equipaggio a credere che l'offesa fosse dovuta a siluramento di sommergibile o ad urto contro mina. Fu appunto questa la versione che diedero i superstiti dell'Orion quando il piroscafo, ultimato il carico e lasciato il porto di Alessandretta sette giorni dopo l'azione di Ferraro, affondò in mare aperto piuttosto celermente anche a causa del suo pesante carico. L'8 luglio Ferraro e Roccardi apprendono che nel vicino porto di Mersina è ancorato il piroscafo Kaituna di 10.000 tonnellate per il consueto carico di minerale di cromo. Il 9 i due partono alla volta di Mersina e alloggiano nel consolato italiano che, al pari di quello di Alessandretta, è prossimo al mare. La sera stessa Ferraro rinnova il suo attacco. Due giorni dopo il Kaituna salpa e, appena al largo, si verifica una esplosione in chiglia: purtroppo uno dei bauletti fa cilecca. Il grosso mercantile può pertanto essere portato ad incagliare sulla costa di Cipro evitando di affondare in acque profonde. Ricuperato e rimorchiato in bacino, il Kaituna rivela agli Inglesi il bauletto inesploso e ancora applicato ad una aletta di rollio. Quando però il servizio di sicurezza britannico può dare l'allarme, Ferraro ha già effettuato altri due attacchi. FERRARO CONCLUDE LA SUA MISSIONE IN TURCHIA La sera del 30 luglio 1943 Ferraro e Roccardi sono nuovamente a Mersina. Obiettivo: il piroscafo inglese Sicilian Prince di 5.000 tonnellate. Nella relazione stesa da Ferraro sulle sue azioni nei porti turchi si può leggere: « Mi rendo conto della ubicazione del bersaglio e, alle 22.00, indossata nel consolato quasi tutta l'attrezzatura, ricoprendomi con una veste da camera, scendiamo sulla spiaggia per il bagno serale. Roccardi mi aiuta nel trasporto dei bauletti e nelle operazioni finali di vestizione. Alle 22.45 inizio l'azione. Dopo circa 500 metri mi pare di udire in vicinanza dei rumori. Mi fermo, ascolto, e sento nell'oscurità, vicinissimo, il potente soffio d'un grosso bestione. Contro luce potrò poi accertare trattarsi di due grossi animali che si tuffano e sbuffano a due metri da me. Più di una volta li ho visti decisamente puntare sulla mia persona e ho sentito sotto di me lo spostamento dell'acqua prodotto dai loro colpi di -coda. Ho cercato più volte di spaventarli e colpirli col coltello, ma inutilmente, perchè con meravigliosa costanza si sono sentiti in dovere di accompagnarmi per quasi tutto il percorso. Giungo sul bersaglio, che dista dal punto di partenza circa 4.000 metri, alle 02.00 ». Ferraro ripete la consueta manovra di attacco applicando i bauletti alle alette di rollio del mercantile: alle 04.00 è di nuovo a terra e dopo poche ore rientra inosservato con Roccardi ad Alessandretta. Il Sicilian Prince sfugge tuttavia alla sua sorte perchè una ispezione in carena consente di rimuovere in tempo i bauletti esplosivi. Non evita invece l'affondamento la motonave norvegese Fernplant di 7.000 tonnellate che si presenta il 1° agosto nel porto di Alessandretta per effettuare il suo carico di cromo. La sera stessa Ferraro torna all'attacco utilizzando la quarta ed ultima coppia di bauletti che ha portato con sè dall'Italia. Nelle prime ore del pomeriggio del 2 il Fernplant salpa, ma poco dopo rientra in porto. Ferraro e Roccardi vedono ricomparire il mercantile con vero sgomento temendo che l'esplosione in porto della nave possa provocare un grave incidente diplomatico con la neutrale Turchia che ha ormai assunto un atteggiamento molto guardingo verso l'Asse. Scrive al riguardo Ferraro nella sua relazione: « Immaginabile il nostro raccapriccio e le preoccupazioni per ciò che stava per accadere. Rassegnati, attendiamo l'ora della esplosione che dovrebbe avvenire verso mezzanotte. Giunta l'ora, fissiamo con ansia il bersaglio, ma con nostra incredula sorpresa i minuti passano e nulla avviene. Pensiamo che solo molto tempo dopo la partenza la nave abbia raggiunto la velocità necessaria alla smobilizzazione delle elichette dei congegni esplosivi, quindi cessiamo l'osservazione. Il mattino seguente, appena giorno, mi precipito ad osservare l'accaduto, convinto di vedere la nave sbandata e arenata in qualche punto della costa. Distinguo invece la sua sagoma, perfettamente in ordine, al suo ancoraggio. Ciò in cui non osavo sperare era avvenuto: la nave, nella sua uscita, non aveva raggiunto la velocità necessaria. E' stato un grande sollievo quando, alle 18.00 del 5, l'abbiamo vista lasciare il porto ! » Il destino della motonave si compì al largo della Siria: il Fernplant si inabissò e non lasciò tracce pericolose. L'azione del 2 agosto fu l'ultima effettuata da Ferraro che aveva ormai utilizzato tutti i bauletti della sua dotazione. D'altro canto, il console italiano di Alessandretta era stato finalmente messo a parte dello « speciale incarico » del suo eccezionale collaboratore e temeva eventuali, possibili complicazioni con le autorità turche. Ferraro rimpatriò pertanto pochi giorni dopo « per motivi di salute » concludendo la sua avventurosa missione in Turchia.[/i]
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