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palombaro

Comune di 2a classe
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About palombaro

  • Birthday 03/09/1983

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    http://www.ilfronte.it
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    Male
  • Location
    Terni
  • Interests
    Nautica, storia navale e storia aeronautica

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  • Indirizzo Email Pubblico
    marco-petrelli@libero.it
  1. palombaro

    Uss Indianapolis

    Buongiorno, Propongo un mio articolo, auspicando possa essere ritenuto di interesse. Un cordiale saluto, Palombaro, Comune II cl. Frammenti di storia. L’ultimo viaggio della USS Indianapolis Una nave entrata nella leggenda la USS Indinapolis (CA-35), detentrice di dieci battle star e tra i mezzi più famosi della Us Navy, al pari della Arizona (affondata a Pearl Harbour) e della Missouri, sulla quale i giapponesi firmarono la resa e che tirò le sue ultime bordate durante Desert Storm, nei '90. Fu anche una delle ultime unità americane ad affondare prima della sconfitta nipponica. Era un giorno di luglio, uno come tanti, un po' come quelli che ci scorrono via rapidi, segnando l'inizio delle ferie e l'allontanamento, momentaneo, da scuola e lavoro. Un giorno come gli altri quando la Indy (così amava chiamarla l'equipaggio), salpò da Pearl Harbor per raggiungere l'isola di Leyte, nel Mar delle Filippine; una missione non da poco, poiché nella pancia della nave giacevano alcune parti di Little Boy, la bomba che sarebbe esplosa ad Hiroshima. Il 31 Luglio l'Indy avrebbe dovuto raggiungere la task force 95.7 dell'ammiraglio Mc Cormick. Non arrivò mai a destinazione. Ventiquattro ore prima, infatti, un battello I 58, un sommergibile nemico, la colava a picco in uno dei tratti di mare più desolati e dalle acque più profonde al mondo. La nave affondò in pochissimi minuti e i naufraghi galleggiarono intorno ai relitti per 72 ore. Settantadue ore non sono poche nella vastità dell'oceano Pacifico. Lasciamo perdere per un momento spiagge ed atolli da spot pubblicitario ed immaginiamo di trovarci su una zattera alla deriva, il sole cala, l'acqua scarseggia, i nostri compagni di sventura sono sotto choc o feriti. Questa era la condizione in cui i superstiti dovettero lottare per la sopravvivenza per quasi tre giorni. Prima dell'abbandono della nave, il comandante Mac Vay (inseguito condannato per la perdita dell'unità, si suicidò nel 1968; nel 2000 Clinton riabilitò la sua persona e lanciò un SOS che non fu recepito, per errore umano e per negligenza: ipotermia, fame, disidratazione, sete che porta gli uomini alla pazzia e, dalle profondità degli abissi, gli squali, a centinaia intorno ai battelli e agli zatteroni di salvataggio decimarono marinai ed ufficiali finché, all'orizzonte, la mattina del 2 agosto comparve un aereo. La speranza è sempre l'ultima a morire e, quel 2 agosto, a pochi giorni da un'altra tragedia, quella di Hiroshima, un ricognitore riesce finalmente ad intercettare i sopravvissuti. Il calvario è terminato, ma i segni di una disavventura del genere restano per la vita. Inviata senza scorta in missione, in acque ancora pericolose, la nave fu un bersaglio facile per le ultime unità giapponesi, determinate a continuare la propria guerra fino all'ultimo, nonostante le enormi perdite subite. Nei primi anni del Duemila e nel 2005 due spedizioni tentarono di raggiungere un relitto ormai considerato inarrivabile: profondità troppo elevate e probabile distruzione dello scafo dopo l'affondamento. Libri, film, documentari: una vicenda, quella l'Indy, entrata a pieno titolo nella leggenda. Ma si può definire leggenda una storia così drammatica? Si può dimenticare l'orrenda fine toccata al comandante che, dopo la deriva nell'oceano, dovette subire anche un processo e la pubblica gogna? Forse aveva ragione Quint (Robert Shaw, ne Lo Squalo): da sopravvissuto al naufragio, dopo un devastante racconto sugli attacchi degli squali, il vecchio marinaio conclude dicendo: "però avevamo consegnato la bomba". Per questo vanno ricordati equipaggio e comandante, per il senso del dovere che li portò al più estremo sacrificio e li condannò a fare i conti, per il resto dei loro giorni, con il peso opprimente della memoria di un giorno che non si potrebbe augurare anche al peggior nemico. Marco Petrelli (fonte: www.notizie-news.it )
  2. palombaro

    Animali Meccanici

    Carissimi, chiedo a voi tecnici ed esperti di modellismo quanto possa costare realizzare un animale meccanico. Specifico. Dopo il ritrovamento in una discarica californiana di Bruce IV, uno dei robot usati da Spielberg nel film 'Lo Squalo' (1975,Universal Pictures), un buontempone olandese ha deciso di improvvisare una sceneggiata nei canali di Amsterdam http://www.youtube.com/watch?v=2KtI_8Z5NGs A vostro parere,realizzare una bestia del genere, quanto può essere costato al soggetto (credo a questo punto un network o qualcosa del genere)? Questo invece è vero... un'esperienza, un incontro che m'auguro di fare una volta nella vita. Grazie a tutti e in cu#o alla balena! (o al Carcarinide, non ricordo!)
  3. palombaro

    Batteria Costiera Ancona

    Salve a tutti ragazzi. Anni fa,gironzolando per la zona tra il Passetto e la Grotta azzurra (località Ancona),abbandonato in una caletta un vecchio cannone,suppongo costiero.Qualche anconetano sul forum ha una foto del pezzo o può raccontarmi qualcosa? Grazie in anticipo. Cordialmente, Palombaro Comune IIcl.
  4. palombaro

    I Kaiten

    Salve a tutti! Pubblico di seguito un mio 'pezzo',auspicando possa essere di interesse. Grazie. Palombaro Comune di II Cl. Kamikaze di profondità: la storia dei kaiten - di Marco Petrelli “Kamikaze” (Vento divino) è un termine entrato nel lessico comune dopo la seconda guerra mondiale ed oggi ampliamente usato dai media ogniqualvolta si debbano descrivere strategie di guerra estreme. Il kamikaze fa la sua comparsa nelle ultime fasi del secondo conflitto mondiale quando il Giappone, ormai a corto di armi e munizionamenti, gioca una carta disperata, quella dei piloti suicidi. L’idea di scagliare contro un’unità nemica un aereo carico di esplosivo balenò nel tardo ’44, precisamente quando gli alleati preparavano l’invasione delle Filippine. Il 17 ottobre del 1944 gli angloamericani danno inizio a quella che sarà ribattezzata la battaglia del Golfo di Leyte. Quattro giorni più tardi, fra lo sgomento generale dell’equipaggio, la portaerei Australia viene colpita da un caccia Zero, subendo grossi danni e trenta vite umane spezzate. Il 25 ottobre è il turno della USS St. Lo, che salta in aria dopo l’incendio alla santabarbara provocato da un attacco suicida. Nelle profondità marine, dalle pance d’acciaio dei sommergibili nipponici, stanno per entrare in scena i kaiten (lett. rivolgersi al paradiso). A bordo di piccole torpedini pilotate e dotate di una carica esplosiva, gli uomini della Marina imperiale scivolano fin sotto la chiglia delle navi nemiche, per farsi poi esplodere con l’intero mezzo. Per chi, come gli inglesi, si era cimentato nella guerra navale nel Mediterraneo contro la Regia Marina italiana, questo tipo di battelli non era cosa nuova. Gli SLC (Siluri lenta corsa) avevano violato la rada di Alessandria d’Egitto il 19 dicembre del 1941, colando a picco la HMS Valliant e la HMS Queen Elizabeth, due grosse unità della Royal Navy. Ma mentre i marinai italiani si allontanavano prima dello scoppio delle mignatte (mine magnetiche), gli epigoni del Sol Levante erano votati al martirio. I giapponesi disponevano di un’arma tecnologicamente più avanzata degli SLC, a partire dalle dimensioni: 14, 5 m di lunghezza e 1 m di diametro, contro i 6, 70 m degli SLC, con motori ad ossigeno da 550 cavalli capaci di sviluppare una velocità stimata fino a 30 knots; in più avevano una cabina di pilotaggio. Queste peculiarità erano dovute al diverso impiego operativo: non si colpivano navi ormeggiate in rade e porti ma in mare aperto. Si rendeva quindi necessaria una potenza e una precisione tali da potere conseguire l’obiettivo sfidando le condizioni meteo marine del Pacifico, in più la preda non era ferma, bensì in moto. Quattrocento gli esemplari prodotti a cavallo tra 1944 e 1945, cento quelli impiegati in missioni suicide. Malgrado la raffinatezza dei meccanici giapponesi e la possente carica di 1300 kg di tritolo, questi battelli conseguirono un numero di vittorie nettamente inferiori alle aspettative. Se gli aerei erano in grado, per autonomia di carburante, di coprire maggiori distanze, dalla base all’obiettivo, le torpedini kaiten venivano lanciate dai sommergibili solo in prossimità della preda. Ciò poneva il pilota in una condizione di svantaggio, esponendolo al pericolo di intercettazione delle unità di scorta nemiche. Problematiche, queste, che un sommergibilista non avrebbe potuto trattare con leggerezza: scoperto il battello gli americani sarebbero presto risaliti all’unità da cui esso era partito. Una nave da battaglia e una petroliera in fiamme i risultati di sette mesi di attività dei “kamikaze del mare”. Di fronte a tale realtà è comprensibile la scelta della Marina imperiale di concentrarsi sulle missioni dei caccia Zero. Sulla terraferma, invece, dai tempi di Guadalcanal gli alleati erano abituati a vedere soldati giapponesi scagliarsi contro di loro anche a mani nude, pur di non cadere prigionieri. Ogni popolo ha una sua logica di guerra, un proprio codice. Nel Sol Levante il soldato che si arrende non è da considerarsi uomo: il prigioniero, pur di avere salva la vita, preferisce il disonore della sconfitta a più onorevole morte in battaglia. Questo è indice di come la scelta di morire facendosi esplodere contro l’obiettivo nemico non fosse figlia di mero fanatismo, bensì frutto di un humus culturale fortemente influenzato dall’epopea dei guerrieri samurai. I piloti kaiten e i piloti delle squadriglie kamikaze Yamato e Shikishima raggiungevano l’aldilà scevri di retorica e prosopopee. “Il fiore per eccellenza è il ciliegio/l’uomo per eccellenza il guerriero”. In questi versi l’essenza della vita del soldato nipponico. Per aspera ad astra* avrebbero sentenziato i latini. *Letteralmente: Attraverso le asperità alle stelle. E' anche il motto della Royal Air Force.
  5. palombaro

    Tavola 'x'

    Anche se un po' in ritardo. EJA!
  6. Colgo l'occasione x augurare a tutti Buoe Feste. A Taranto circola la leggenda del sommergibile rosa (cfr.Operazione Sottoveste-film-). Scalfendo la vernice grigia di un sommergibile ceduto dalla US NAVY , sotto si scopre vernice rosa... Di leggenda si tratta... ok. Nel film era il 'Sea Tiger' , ma il mezzo 'originale' era così classificato: Balao (SS-285). Vi risulta l' SS-285 in dotazione alla nostra Marina de dopoguerra? Gracias! palombaro Comune di II Cl.
  7. palombaro

    Marina Jugoslava

    LO YACHT DEL MARESCIALLO TITO: L'EX RAMB III http://www.digilander.libero.it/planciacom...W2/corsari1.htm Come RAMB III - Ancona nel 1938 http://www.digilander.libero.it/planciacom...W2/corsari2.htm Come Kiebitz La nave RAMB III fu una bananiera veloce della Marina mercantile italiana che allo scoppio della seconda guerra mondiale venne convertita in incrociatore ausiliario, partecipando ad alcune azioni nel Mediterraneo Occidentale. Tra le navi della RAMB fu la più famosa avendo servito sotto tre bandiere nel corso della sua esistenza. All'armistizio dell'8 settembre '43 fu catturata dai tedeschi che la inglobarono nella Kriegsmarine con il nome Kiebitz (pavoncella d'acqua), partecipando sotto bandiera tedesca alle operazioni contro le isole della costa dalmata ed a missioni di posa di mine. Affondata in porto durante un bombardamento, alla fine della guerra venne recuperata dagli jugoslavi, nella cui marina venne utilizzata, col nome di Galeb (gabbiano), come nave scuola e come yacht presidenziale del Maresciallo Tito. Quando si dissolse la Federazione Jugoslava la nave venne messa in disarmo. Nel 2009 l'unità è stata acquistata dalla Città di Fiume che pianifica di restaurarla per farne un museo galleggiante. La Galeb è attualmente ormeggiata alla diga foranea del cantiere navale Viktor Lenac, nei pressi del capoluogo quarnerino in attesa che siano intrapresi i lavori di manutenzione. L'unità versa attualmente in pessime condizioni e non è in grado di navigare. http://upload.wikimedia.org/Ex_Galeb_Vikto...enac_040408.jpg Stato attuale del Galeb (ex RAMB III),nel cantiere Viktor Lenac,nella città di Fiume. La nave è stata acquistata dalla città di Fiume nel 2001. Per ora però...
  8. palombaro

    Marina Jugoslava

    come qualcuno avrà già fatto notare,le foto credo siano risalenti al periodo pre disfacimento della Rep. Pop. Jugoslava. Credo la vecchia marineria serba,quella dei tempi di Milosevich abbia mantenuto parte di questi mezzi.Molto interessante comunque l'approfondimento da te fatto sulle FF.AA degli altri paesi,soprattutto ex blocco orientale. I marinai delle batterie costiere indossano un elmetto evidente evoluzione del '35' tedesco.
  9. palombaro

    Dispersi In Mare

    Grazie a te piuttosto. Purtroppo,trattandosi di una serie di annunci che il Messaggero compie per avvertire le famiglie,dati più certi non ci sono. mi rendo anche conto che una motosilurante è una unità più piccola e meno "nota". <Se cercassi per nome,a quale archivio potrei rifarmi? Cordialmente, Palombaro Comune II Cl.
  10. palombaro

    Dispersi In Mare

    Carissimi, Devo risalire al nome e alla data dell'affondamento dell'unità motosilurante sulla quale un mio parente è stato imbarcato. L'evento dovrebbe essere accaduto nell'aprile '42,stando alle fonti del ritaglio di giornale. Esiste un archivio cui rivolgersi?Grazie in anticipo. Cordialmente, Palombaro Comune II cl.
  11. palombaro

    Ruolino Gente Di Mare

    grazie
  12. palombaro

    Ruolino Gente Di Mare

    DUBBIO. Tolto il fatto che sia a lavoro (in albergo si stacca tardi) e non ho molto tempo da dedicare alla lettura dei precedenti post,in cui forse l'argomento è trattato,per l'iscrizione alla gente di mare,quali sono tempi,metodologie,eventuali costi presenti e futuri? GRazie in anticipo. Palombaro Comune di II cl.
  13. palombaro

    Agosto 1945...

    come per Orlando le armi da fuoco erano segno di decadenza e prive di onore,così furono dopo la II GM le bombe atomiche,per l'uomo contemporaneo. palombaro comune di II cl.
  14. palombaro

    Padrone Marittimo

    ok!
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