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GM Andrea

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  1. GM Andrea

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Sull'onda di un temibile esperimento dell'anno scorso, riparto coi quiz dedicati ai personaggi della R. Marina. Inizio con un Ufficiale non notissimo, anche se credo di potervi fornire utili indizi. Cominciamo con un'istantanea di fine anni '30. Il Nostro è Tenente di Vascello e non sembra affatto contento del posto in cui si trova (e ci credo). Sarà che non aveva brillato in Accademia... Seconda istantanea. Siamo nel 1943. Il Nostro è ancora (!) TV, imbarcato sempre sulla stessa Regia Nave, prima come 2^ DT e poi come 1^ DT. Comincia evidentemente ad averne le tasche piene. In guerra guadagnerà "solo" due MBVM. ...ma le cose cambiano, e dopo due decenni eccolo finalmente sorridente ricoprire un incarico di tutto prestigio. Chi era costui? :s10:
  2. GM Andrea

    la spia italiana

    In merito alla presente discussione pubblico un intervento di Enrico Cernuschi Indipendentemente dalla vicenda di questi giorni di cui all’oggetto, storia riportata con insolito clamore, tempismo e concordia tra loro, dai vari mezzi d’informazione citando, a strettissimo giro di battute d’agenzia, persino il nome dell’accusato di nazionalità italiana (E la Privacy? La presunzione d’innocenza? Il segreto istruttorio? Mah! Sembra il titolo di un vecchio film: Sbatti il mostro in prima pagina), e circa la quale l’unica formula possibile è il classico (e spesso passabilmente pilatesco) “Si confida nell’opera della Magistratura”, mi permetto di fornire, qui di seguito, alcune osservazioni di carattere storico nel tentativo di fare immediata chiarezza. “…se non sbaglio durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi e incolpato di tutti i disastri che succedevano ai convogli di rifornimenti verso la Libia (era detta la rotta della morte per le grandi perdite). Il poveretto passò tutta la vita con questa infamia, cercando di dimostrare che non era vero e mori senza aver avuto soddisfazione. Venti anni dopo la fine della guerra, gli Inglesi desecretarono un documento nel quale si affermava che - essendo riusciti a "bucare" il codice di Enigma - erano a conoscenza di tutto il traffico dei convogli italiani verso la Libia. Potevano dirlo prima e riabilitare così il nome di quell'ufficiale, ma non lo fecero. Spero di ricordare bene anche nei particolari. Forse qualcuno ne sa più di me; l'ho letto ma non ricordo più dove” Siamo davanti a un mix di ricordi corretti e sbagliati (niente di strano o di colpevole; provate a mettere d’accordo i testimoni di un incidente stradale e vedrete cosa salta fuori). In dettaglio: … durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi … Sono noti, in letteratura, due casi: il generale Calvi di Bergolo, genero di Re Vittorio Emanuele III. Quell’ufficiale, a quel tempo comandante della divisione Centauro, fu indicato, nel marzo 1943, dagli inglesi, tramite i soliti agenti doppi che pullulavano nei due Servizi germanici (si pensi solo a Eddie Chapman e al film con Christopher Plummer e Yul Brinner), come spia al servizio dell’Intelligence britannica, nonché reo di aver sabotato per l’occasione l’ultima offensiva di Rommel, fallita tempo 24 ore contro l’Ottava armata sul fronte sud tunisino. Provinciali come pochi e ostili, da buoni nazisti, alle monarchie in quanto tali e a quella dei Savoia in particolare (a partire, beninteso, da Hitler), i tedeschi non solo abboccarono, ma mangiarono, oltre all’esca, pure l’amo e mezzo metro di bava. L’inganno non fu rivelato vent’anni dopo, ma soltanto nel 1974 da Frederick Winterbotham nel proprio The Ultra Secret, opera che Mariano Gabriele definì, durante una memorabile tavola rotonda di Storia Illustrata diretta da Franco Bandini e pubblicata sul numero di dicembre del 1980, alla stregua delle storie di Guerrino il meschino e che lui avrebbe bocciato uno studente che si fosse presentato con un simile racconto, ma tant’è. Secondo Bandini la clamorosa e subito pompatissima rivelazione di ULTRA fu, in realtà, una lepre meccanica lanciata apposta per allontanare per decenni gli studiosi e i giornali da altre, e ben più sordide storie di collusioni inconfessabili che proprio in quei mesi stavano saltando fuori, e che avevano già provocato parecchi clamorosi suicidi in Germania e in Gran Bretagna. Un’altra vittima di voci, questa volta d’origine nostrana e meramente casereccia, fu un disgraziato ufficiale in servizio, a quel tempo, a Supermarina e reo, nel novembre 1940, di essere cugino buono, come si dice in Toscana, di un antifascista. Subito allontanato fu, in seguito, scagionato per la metà del dicembre 1940, grazie a una serie di decrittazioni messe a segno dall’allora capitano di corvetta Luigi Donini, mio tutor di crittografia. Quelle decrittazioni smascherarono, su base rigorosamente crittografica, la cosiddetta “Fonte Roberts” dimostrando quello che era, in realtà, quel bollettino informativo diramato periodicamente da Londra alle proprie rappresentanze consolari mediante un codice venduto agli italiani per il tramite di un intermediario svizzero: disinformazione allo stato puro cui sia i provincialissimi vertici fascisti, sia i tedeschi, altri acquirenti, per conto proprio, di quella medesima polpetta avvelenata e che amavano leggere proprio il genere di notizie che veniva loro passato in tal modo: italiani infidi e corrotti proprio come ai tempi del Rinascimento eccetera. Tirato fuori con tante scuse, il poveretto fu destinato in Africa Settentrionali, ma morì nel viaggio di trasferimento, nel giugno 1942, in occasione dell'affondamento della nave su cui era occasionalmente imbarcato, il “Miliardo galleggiante”, alias l’avviso Diana, riccamente allestito come nave di rappresentanza di Mussolini e appena completato. Il generale dell’Aeronautica Briganti ricorda, nelle proprie memorie, questa vicenda, sia pure in termini – a mio parere – non sempre sereni. … non entro nella polemica trita e ritrita degli ufficiali superiori (e non) della Regia Marina accusati di passare informazioni riservate agli inglesi (sarebbe meglio usare il termine Alleati...) priva di ogni fondamento ed utilizzata alla fine della guerra forse per giustificare gli scarsi risultati conseguiti, figli di una impreparazione di base di tutte le forze armate e non solo della RM… Parole sante. Le voci contro la Marina nascono nel novembre 1940, su idea di Trizzino, giornalista accreditato presso il Ministero dell’Aeronautica, allo scopo di salvare il collo al CSM di quella FA, il generale Francesco Pricolo, di cui Mussolini voleva la testa in seguito ai mancati risultati ottenuti dai bombardieri S 79 contro la portaerei Illustrious il 10 novembre 1940. Entrato nel lungo studio del capo del governo, Pricolo parlò prima del suo interlocutore dicendo che non era possibile andare avanti con una Marina i cui ammiragli erano sposati con donne inglesi, e che il tradimento era palese. Mussolini, il quale si considerava il primo giornalista d’Italia, rimase colpito da una notizia che sembrava fatta apposta per distrarre l’opinione pubblica dall’inatteso stop delle operazioni in Grecia, per tacere della notte di Taranto, e non solo non attaccò più Pricolo, rimasto al suo posto altri 12 mesi, ma ordinò che fosse redatto l’elenco delle famigerate mogli. Il rapporto rivelò che su oltre 5.000 ufficiali in SPE, 66 erano sposati con donne straniere. La percentuale di questo curioso indice di tradimento (di solito è più pericolosa un’amante sconosciuta rispetto a una donna regolarmente impalmata con tanto di pubblicazioni e Regio assenso) era nettamente inferiore rispetto a quelle riscontrate nel Regio Esercito, tra le file della Regia Aeronautica e nell’ambito della stessa MVSN, ma su questo dettaglio si preferì sorvolare, data la logica politica alla base di questa faccenda. Date le famigerate 66, oltretutto, soltanto 10 erano suddite britanniche o, comunque, riconducibili a quel vasto impero, mentre 6 erano tedesche. Forse queste ultime spiavano per il III Reich? In particolare le ammiragliesse erano soltanto 2, una sola delle quali di nazionalità inglese (e nata al Cairo), sposata con l’ammiraglio Falangola, poi aderente alla Repubblica Sociale, ma con la consueta disinvoltura i soliti noti affermarono, poco dopo la guerra, che tutte le 66 donne in questione erano mogli di altrettante greche della Regia Marina con risultati, in termini di presunto scandalo, che ancora oggi riecheggiano, evidentemente, di tanto in tanto allo scopo di giustificare gli errori commessi da una certa guida politica e la fede (anche commerciale) che alcuni tardi epigoni continuavano a nutrire nella presunta infallibilità dell’uomo eccezion fatta, naturalmente, per i tradimenti commessi da qualcuno. Il punto, però, era: quali traditori? L’Aeronautica, pupilla del regime e arma fascista per eccellenza (quantomeno secondo vent’anni di martellante propaganda), no garantito. L’Esercito? Da scartare anch’esso in quanto, se pure c’era stato Badoglio, era altresì vivo e attivo, anche come bandiera, Graziani, quindi niente da fare. Restava, pertanto, solo la Marina, monarchica per eccellenza, disciplinata e che aveva messo in chiaro per iscritto, sin dal 14 aprile 1940, quale fosse davvero la situazione militare e internazionale ammonendo in merito alle conseguenze di un conflitto dato ormai per inevitabile e imminente, ma che proprio per questo motivo non concedeva spazio a dilettantismi di sorta. Tipo, per intenderci, l’invasione in autunno della Grecia con 6 divisioni su due reggimenti contro un Esercito ellenico giù mobilitato che ne schierava 15 su 3 reggimenti l’una; un’operazione basata, come documentò a suo tempo Franco Bandini nel proprio sempre attualissimo (e regolarmente ristampato) Tecnica della sconfitta, sulla futile idea di aver comprato (mediante assegni circolari!) i generali greci e che rappresentò la bancarotta politica del fascismo sin dal novembre 1940. Si dice che Stalin avesse l’abitudine di affermare, cupamente, davanti allo sgomento e sempre più ristretto circolo dei suoi originari fedeli (ridotti a meno di 20 persone nel 1953), nel corso delle periodiche purghe sovietiche: “Più sono innocenti più bisogna fucilarli”. Certi ambienti politici e militari italiani preferirono, naturalmente con minor spargimento di sangue, usare il fango e la calunnia per salvarsi, quantomeno temporaneamente. Dei due sistemi quello russo ha avuto almeno il vantaggio di veder cessare le proprie conseguenze con la morte del dittatore georgiano e la successiva denuncia fatta da Kruscev nel 1956. Il metodo nostrano, per contro, continua ad avvelenare i rapporti tra le FFAA e i sentimenti dei cittadini ancora oggi. Per la cronaca gli estremi archivistici del famoso documento muliebre tanto spesso evocato ed equivocato sono: Archivio Centrale dello Stato, Fondo Ministero Marina, Gabinetto, Busta 87. Aggiungo, infine, che, a parer mio, più che “Alleati”, il termine corretto sarebbe Anglosassoni, tanto per evitare possibili confusioni. … e poi sai che ci voleva ad avere una spia affacciata sul golfo di Napoli o quello di Palermo e dare comunicazione, mica avevamo l'esclusiva delle ville "d'osservazione" (Villa Carmela) … Vero, ma quello che conta è la tempestività dell’informazione. Sono in grado di confermare, sulla base dei documenti originali inglesi del tempo, che - come scrisse a suo tempo il generale Cesare Amè, capo del SIM (il Servizio del Regio Esercito) - non ci fu, fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, una sola delle 19 radio trasmittenti britanniche in Italia che non fossero controllate, sin dalla propria prima trasmissione, dai Servizi italiani. Bruno Brivonesi (per la sua condotta oggettivamente mediocre nella "difesa" del convoglio Duisburg), Per la vicenda del Convoglio Duisburg, suggerisco di leggere il recente Six Victories del mio amico Vince O’Hara, dove si dimostra cinematicamente (scienza irrisa da chi non da fare un punto nave, ma che – non di meno - giudica da decenni l’operato di chi era in mare con una sicumera da poltrona degna di miglior causa) cosa successe davvero. Un minuto, forse meno, in più sulla rotta apprezzata da Brivonesi e le navi inglesi, ovviamente oscurate dopo la reazione della III Divisione (non così inefficace come si scrisse subito, per motivi di propaganda, nella versione diramata dai bollettini inglesi ripresi, in seguito, in maniera piuttosto acritica, dai nostri intellettuali, come sempre pronti a credere a qualsiasi cosa, purché sia scritta in una lingua forestiera, oltre che restii a sporcarsi le mani con la polvere degli archivi alla ricerca dei documenti originali, essendo molto più comodo limitarsi a tradurre (male) i libelli del tempo di guerra, acquistabili per pochi soldi a Portobello Road). … Priamo Leonardi (per la caduta di Augusta), Gino Pavesi (per quella di Pantelleria), Alberto Lais, ma più in generale Supermarina nel suo insieme. Circa questi punti mi scuso per l’ineleganza dell’autocitazione ma, in mancanza di altre pubblicazioni, rimando al libro, mio e dell’amico Tirondola, Comando Centrale, uscito nel 2018 e basato, a mo’ di botta e risposta, su quello che fu veramente scritto e documentato, al riguardo, da una parte e dall’altra, sia durante sia dopo la guerra. Le sorprese, come sempre succede quando si approfondisce, non mancheranno. … le vicende di alcuni militari fucilati negli anni '30 proprio per spionaggio, piuttosto che le vicende della 2 GM Mi permetto, ancora una volta, di rimandare al mio “Marinai e spie” pubblicato sulla Rivista Marittima maggio 2012. Il pezzo in parola, disponibile anche on line (https://documenti.site/document/cernuschi-marinai-e-spie.html) ha provocato (e provoca, a quanto pare, ancora oggi) diversi travasi di bile nell’ambito di una certo, piccolo gruppo (altri direbbero gruppuscolo) di nostalgici, tanto da aver spinto qualcuno a prendersi la briga di scrivere persino delle lettere (tutte rigorosamente anonime) di protesta. Purtroppo l’ambiente, già non proprio sereno né felice, del piccolo mondo della storia navale italiana è, ultimamente, piuttosto peggiorato. Coi miei auguri di buona, Santa Pasqua
  3. GM Andrea

    Addio ammiraglio Arena

    Aggiungo le mie condoglianze per la scomparsa dell'Amm. Arena, ricordandone anche la figura di formatore in Accademia Navale
  4. GM Andrea

    Venezia contro l'Inghilterra

    Ringrazio delle benevoli recensioni e aggiungo quella apparsa sull'ultimo numero di Marinai d'Italia a firma delll'amm. Paolo Pagnottella Ancora una brillante, affascinante opera del collaudato duo Cernuschi e Tirondola in grado di appassionare il lettore con un mix di fatti storici, tutti rigorosamente documentati, considerazioni strategiche e temi di economia. Sono trattati, in effetti, vari aspetti delle relazioni internazionali che fanno sempre e perennemente capo a principi in grado, se opportunamente valorizzati e analizzati, di ricostruire lezioni (historia magistra vitae) che dovrebbero costituire il bagaglio di ogni persona colta. Anche questo libro, seguendo in scia gli altri precedenti, fornisce chiavi di lettura e ricostruzioni di periodi storici che solo apparentemente possono sembrare lontani da noi e dagli eventi che stiamo vivendo, ma che in realtà sono così intrecciati e amalgamati in modo tale da risultare profondamente istruttivi. Si tratta, dunque, di un genere di analisi che dovrebbe far parte della preparazione dei futuri decisori nazionali, anziché rimanere confinato, sica pure con la sua bella copertina e nitida veste grafica, sullo scaffale della propria biblioteca personale. Scritto in maniera fluida, accattivante e avvincente quanto e più di un romanzo (come è nello stile, ormai caratteristico, degli autori), questo libro attira sin dalle prime tre righe iniziali l'attenzione del lettore, quasi fosse un cartello di sfida dei Tre moschettieri, dato il proprio dichiarato scopo di voler ribaltare l'immagine negativa che tutti abbiamo, dalla lettura scolastica dei Promessi Sposi in poi, del Seicento italiano. Queste nuove pagine dimostrano, viceversa (con buona pace della comune opinione), che si trattò, per il Bel Paese, di un periodo di successi, sia dal punto di vista economico sia da quello navale e, conseguentemente, politico. Dato questo ambizioso obiettivo, gli autori iniziano la propria sfida ricordando che Venezia, in quel secolo, non solo sconfisse l'Austria con un secco uno-due, ma combatté in seguito un conflitto, ancora oggi assai poco conosciuto e ancor meno valorizzato in chiave di legittimo orgoglio nazionale, contro l’Inghilterra allo scopo di conservare il controllo navale ed economico del Mediterraneo Orientale. Sono illustrate, a questo scopo, le tragicomiche vicende di Sir Kenelm Digby, eroe insuperabile, ancora oggi, degli scolari britannici, e quelle della sua inquietante sposa Venetia o, meglio, Gwyneth (nome che deriva dal regno gallese di Venedotia, guarda un po' cosa si apprende dalla semantica!). Ammiraglio britannico sui generis in quanto autonominatosi tale e digiuno di qualsiasi rudimento di arte nautica, Digby finì per trovarsi, in seguito ai poco limpidi maneggi del suocero e della moglie, nel mezzo di vicende che lo portarono ad affrontare sul mare nientemeno che due grossi professionisti come i comandanti veneziani Federico Nani e Antonio Marino Cappello. Dopo varie peripezie l’inglese finì sconfitto proprio in all’interno di quella rada di Alessandretta che sarebbe tornata, tre secoli dopo, nell'albo d'oro delle imprese della Marina italiana (quasi un destino) in occasione delle celebri imprese dell’incursore solitario Luigi Ferraro, rubacuori di giorno e micidiale sommozzatore di notte, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Prima e dopo quella battaglia sconosciuta del 1628 il libro oggetto di queste poche righe è tutto un susseguirsi di azioni, rapporti delle opposte intelligence delle due parti rinvenuti negli archivi di stato di tre nazioni, doppi e tripli giochi dietro le quinte, codici cifrati, ottimi diplomatici che finiscono incarcerati per poi evadere e flotte che vengono mosse, da Londra e da Venezia, come pedine sulla scacchiera prima dello scontro decisivo. La narrazione degli eventi è sempre frizzante ed è sapientemente arricchita da storie umane apparentemente minori, ma, alla fine, tutte tra loro collegate e risolutive. E ancora, intrighi internazionali e imprese mirabolanti che si intrecciano, cariche di suspense, nel corso dei principali avvenimenti. Viene richiamata, per esempio, la vicenda umana e investigativa del corpulento e geniale cappuccino francese Pacifique de Provins in coppia col francescano italiano Francesco Quaresmio, un nobile convertito non precisamente in linea con il manzoniano Padre Cristoforo, in quanto sanguigno antesignano, con un mezzomarinaro in mano, di Bud Spencer mentre sgomina una squadra d’arrembaggio inglese. I due scoprono, dopo un fortunoso viaggio, molte peripezie e un tradimento a momenti fatale, i gioielli della mitica regina di Saba, preda mancata di Digby e dei suoi mentori. Né mancano vicende, come sempre ignorate, di grande rilievo e che sarebbe bene che ogni italiano o, quantomeno, ogni marinaio italiano, conoscesse. Parlo del grande ammiraglio Marino Torre, trapanese al servizio di Luigi XIII Re di Francia e castigo di dio a danno delle flotte inglesi in Atlantico. In Paesi diversi dal nostro gli avrebbero intitolate piazze, vie, monumenti e navi, e non soltanto il pur eccellente Istituto Nautico della sua città natale. Visto poi che è tornato ai fasti della cronaca parlare di "blocco navale" (della Libia), conviene, ancora, leggere con attenzione le pagine dedicate alla grande strategia veneziana del blocco dei Dardanelli attuato alla metà del ‘600 da un altro grande ammiraglio, Tommaso Morosini, meditando sull’effetto micidiale e risolutivo che quella dura campagna navale, protratta per anni, ebbe sulla politica e sull'economia dell'impero ottomano. Questo non lungo, poco più di 200 pagine, e scorrevolissimo volume si chiude, infine, con l’analisi, spietata, del cosiddetto "Metodo Digby", ossia il sistema, semplice ed efficace, utilizzato da quel curioso personaggio per salvare, al momento del proprio ritorno in patria, il collo dalla mannaia del boia, salvo vendicarsi a danno dei suoi mandanti. Digby, uomo peraltro non privo di meriti personali e di dimostrato coraggio personale, narrò, infatti, per decenni la vicenda di Alessandretta mescolando abilmente fatti e fantasia ed inserendo nei propri sempre rinnovati e parziali racconti qualche goccia di verità, sempre diversa l’una dall’altra, annacquandola debitamente in fiumi di quei pregiudizi che i suoi connazionali erano così ansiosi di leggere, salvo omettere i dettagli imbarazzanti e mentendo a man salva laddove era necessario. Tutto ciò, però, avvenne osservando in ogni occasione le regole proprie di uno stile letterario forbito ed elegante. Ingigantire i propri meriti e sminuire quelli dell’avversario: un metodo che farà testo, da allora in poi, nella storiografia britannica fino a diventare una vera e propria arte. Come prescrisse, nel settembre 1939, Winston Churchill in persona, a quel tempo Primo Lord, all’Ammiragliato: "Le buone notizie devono sempre essere fatte sembrare migliori, quelle cattive smorzate e, talvolta, soppresse". Purtroppo, il Metodo Digby è stato fatto sovente proprio anche da parecchi storici italiani, i quali sono riusciti a trasformare ogni guerra condotta dall'Italia in una sequenza di errori e di crimini (lo ha scritto Sergio Romano sul maggior quotidiano nazionale). Mi auguro, e auguro a tutti gli appassionati di storia marinara, che gli autori vogliano riprendere la loro opera da quest'ultimo capitolo, facendone il soggetto di un nuovo libro dedicato a ad approfondire la storia (quella vera) delle nostre imprese sul mare, tanto denigrate in casa nostra e che meritano, invece, di essere riscritte e consegnate alla memoria collettiva sotto la loro vera luce. Nessuno può farlo meglio di Cernuschi e Tirondola, con il loro rigore di sapienti ricercatori storici nonché accattivanti scrittori di cose di mare. Spero che accolgano questo mio invito, per il bene della cultura, della Marina e della nostra Italia. Paolo Pagnottella
  5. Se possono interessare, vi propino alcune fotuzze dal volume Gli angeli senza ali, Paravia 1939, resoconto di un periodo d'imbarco sul R. Smg. Finzi di Attilio Crepas. Questi era fratello del TV Alberto Crepas, Comandante dell'Argo a BETASOM e Caduto al comando del Romolo. Comandante del Finzi era il TV Dominici, anche lui poi a Bordeaux. GM Andrea
  6. GM Andrea

    Venezia contro l'Inghilterra

    Ringrazio (anche a nome del coautore) per le benevoli recensioni e pubblico due delle mappe che corredano il testo, realizzato dalla sempre felice mano di Vincent O'Hara
  7. Titolo: Una vita in Marina - Dal primo al secondo dopoguerra Autore: Amm. Luciano BIGI Editore: Fondazione Italo Zetti Anno di edizione: 2003 Pagine: 347 Prezzo di mercato: €.25,00 Reperibilità: facile (c/o Fondazione Zetti, info@fondazioneitalozetti.it) Il volume, fuori commercio ma reperibile facilmente presso la Fondazione che l'ha pubblicato, raccoglie le memorie dell'Ammiraglio Luciano Bigi, dal primo al secondo dopoguerra. Dirò subito che purtroppo manca un indice dei nomi, nè sono trattati periodi sicuramente interessanti (accademia, prima guerra mondiale, vicende post 1945). Tuttavia il volume è di sicuro interesse, e si fa leggere. Fra gli incarichi dell'Amm. Bigi (1898-1988), da lui ampiamente ricordati nel testo, ricordo: - STV destinato sul Racchia a Costantinopoli; - com.te TP Fuciliere - responsabile del trasporto sul Tevere del "Monolite Mussolini", ora al Foro Italico; - com.te in 2^ del Colombo nella crociera atalntica del '32 (com.te CF Da Zara); - addetto navale in Persia 1936-1939 - com.te Colombo (crociera 1939) - Capo Ufficio Stampa a SUPERMARINA - com.te Oriani e XI Squadriglia CCTT - Com.te Duca d'Aosta (1942) - responsabile Centro Marina Ancona (1944) - addetto navale a Madrid (1945), in bizzarra coabitazione col suo collega della RSI Un doveroso ringraziamento alla Rivista Marittima che ha segnalato questo bel libro, altrimenti destinato a rimanere immeritatamente sottotraccia.
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