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GM Andrea

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  1. GM Andrea

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Sull'onda di un temibile esperimento dell'anno scorso, riparto coi quiz dedicati ai personaggi della R. Marina. Inizio con un Ufficiale non notissimo, anche se credo di potervi fornire utili indizi. Cominciamo con un'istantanea di fine anni '30. Il Nostro è Tenente di Vascello e non sembra affatto contento del posto in cui si trova (e ci credo). Sarà che non aveva brillato in Accademia... Seconda istantanea. Siamo nel 1943. Il Nostro è ancora (!) TV, imbarcato sempre sulla stessa Regia Nave, prima come 2^ DT e poi come 1^ DT. Comincia evidentemente ad averne le tasche piene. In guerra guadagnerà "solo" due MBVM. ...ma le cose cambiano, e dopo due decenni eccolo finalmente sorridente ricoprire un incarico di tutto prestigio. Chi era costui? :s10:
  2. Titolo: L’ULTIMO SBARCO IN INGHILTERRA - Le galee dei Medici e degli Strozzi contro Enrico VIII 1543-1551Autore: Enrico CernuschiEditore: MursiaAnno: 2018Pagine: 188Reperibilità: facile Riporto la recensione dell'ultimo volume pubblicato da E. Cernuschi per Mursia apparsa sulla rivista JP4: Nel tipico stile di questo brillante e anticonformista storico, una vicenda del passato dimenticata che è di piena attualità. All’inizio del ‘500 i portoghesi tentarono di monopolizzare il mercato delle spezie, mettendo in crisi l’economia italiana. Ne seguirono una serie di azioni navali nell’Oceano Indiano e, per l’alleanza di re Enrico VIII con i portoghesi, aiuti italiani al re di Francia Francesco I. La brillante Caterina de’ Medici è andata sposa al Delfino e protegge due condottieri e ammiragli italiani, Pietro e Leone Strozzi, che dopo avere affrontato con le loro galee in diverse occasioni le navi inglesi vittoriosamente, sbarcano in Scozia e conquistano il castello di St. Andrews. Questa vicenda di battaglie dimenticate (o meglio mai insegnate) è di per sé interessantissima, ma per l’autore è solo lo spunto per trarre paralleli con la situazione di oggi: l’Italia minacciata da subdoli nemici internazionali, gli effetti della moneta unica, perfino la permanenza attraverso i secoli di elementi esoterici e pagani in certi circoli d’élite; soprattutto, però, l’importanza primaria del potere marittimo. Tornano alcune linee portanti della scrittura di Cernuschi, come lo scetticismo sull’invincibilità della Royal Navy e l’avversione per quegli intellettuali che vedono gli stranieri, specie se protestanti, sempre onesti e capaci e gli italiani sempre disonesti e perdenti. Torna anche il suo stile, con lunghe frasi che costringono il lettore a districarsi fra subordinate per ricercare a ritroso soggetto e verbo, ma è uno stile anche piacevole e stimolante, e il libro risulta una boccata d’aria fresca rispetto a una storiografia che ci ha insegnato Curtatone e Montanara ma ha ignorato la battaglia navale di Rapallo, 1495, che portò “141 anni di vantaggio a beneficio dell’Italia”. Centottanta pagine da leggere per diletto e per un insegnamento attualissimo.
  3. GM Andrea

    Auguri Andrea!!!

    Grazie a tutti!
  4. Titolo: .Malta 1940.1943. La storia inconfessabile Autore: Enrico Cernuschi Casa editrice: in Edibus Anno di edizione: 2015 Pagine: 260 Dimensioni(cm): 24x17 Prezzo: €.20,00 Reperibilità: facilissima (http://www.edibus.it/home/34-malta-1940-1943.html) In merito al volume in oggetto propongo una recensione, predisposta per un periodico, un po' più dettagliata dell'usuale scheda Dal secondo dopoguerra a oggi l’opinione pubblica, includendo nei limiti di questo termine anche coloro che dovrebbero essere annoverati tra i cultori più avveduti e accorti, si è assuefatta a una vulgata in merito alle vicende del secondo conflitto mondiale che, come tutti i leit motiv, tende a essere ripetuta come un mantra ipnotico diventando, in questo modo, apparentemente indiscutibile e, per ciò stessa, veridica se non addirittura salvifica. Insomma: il trionfo del diabolico Dottor Goebbels, geniale padre padrone della propaganda nazista sin da prima della presa del potere e il cui motto, non a caso, era: “Ripetete mille volte la stessa bugia e questa diventerà una verità”. Così, per quanto attiene alla guerra sul mare, è normale sentir ripetere a macchinetta che tra il 1940 e il 1943 il Mediterraneo è stato un bacino posto sotto il totale controllo britannico, quasi si trattasse di un loch scozzese. Questa egemonia era determinata, a piacimento delle inclinazioni dei critici e degli indignati speciali di turno (sempre alla ricerca di scandali) o dall’inferiorità tecnologica della Regia Marina (che pure c’era, quantomeno nel settore elettronico), oppure dalla applicazione acritica di concetti strategici superati o errati da parte dei vertici della Forza Armata (per non parlare, of course, di una precisa cattiva volontà di alcuni sconfinante nel tradimento). Altri hanno poi aggiunto a queste accuse già di per se pesantissime gli effetti, definiti strabilianti, dell’organizzazione interforze britannica di decrittazione nota come ULTRA e, ultima ma non ultima, l’eterna questione di Malta. Proprio quest’isola, secondo una versione immutabile nei decenni, sarebbe stata la vera spina nel fianco che impedì a un qualsiasi natante dell’Asse, pattini inclusi, di superare impunemente le infrangibili barriere inglesi poste lungo la “Rotta della Morte” che correva dall’Europa all’Africa Settentrionale. Questi assunti non devono stupire, per quanto la realtà dei fatti sia pressoché sempre opposta rispetto a questa facile vulgata. In effetti questo desolante piattino è servito a bella posta in tavola, caldo e indigesto, proprio allo scopo di non indurre nessuno a ragionare in merito al reale andamento di certe faccende; perché è quando si incomincia a pensare, a far di conto e a mettere a confronto le esperienze nostre e altrui, che gli effetti perversi e di lungo periodo di una qualsiasi sconfitta vengono cancellati capitalizzando, casomai, al loro posto i sacrifici di quel tempo passato allo scopo di evitare, per il futuro, di commettere quegli stessi errori abilmente camuffati, allora e in seguito, sotto le false etichette della stupidità di alcuni e della malafede di altri. In fin dei conti il nemico di ieri può essere l’amico di oggi e tornare il nemico di domani. In ogni modo è meglio confondergli le idee con generose dosi di disinformazione, anche perché non è detto che un miracolo come la plateale ignoranza militare del fascismo debba necessariamente ripetersi in seguito realizzando quel “Confound their politics, frustrate their knavish tricks, on Thee our hopes we fix, God save us all” recitato quotidianamente, a mo’ di giaculatoria, dall’inno nazionale di Sua Maestà britannica. Storia e la propaganda sono, infatti, anch’esse un’arma, soprattutto in tempo di pace, come premette Enrico Cernuschi nel proprio Malta 1940-1943. La storia inconfessabile, appena uscito. Dopo avere confutato nel suo «Ultra» La fine di un mito la presunta infallibilità e rilevanza della decrittazione di parte britannica nello scacchiere mediterraneo, il ben noto Autore si dedica, nel volume in parola, a smantellare un’altra consolidata leggenda: quella della presunta importanza decisiva dell’arcipelago maltese nell’economia di quel conflitto. Questo mito è radicato da tempo, se è vero che a soli tre anni dalla fine del conflitto l’allora Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio Franco Maugeri, in un proprio libro destinato al pubblico anglosassone dedicava un intero capitolo alla questione affermando, senza tema di smentita: “A mio parere, il punto di svolta della guerra è consistito nella nostra decisione di abbandonare il progetto d’invadere Malta. Se l’avessimo conquistata e occupata – riconosco che è un grande “se”, ma le probabilità erano tutte a nostro favore – saremmo stati i padroni del Mediterraneo”. Cifre e documenti dell’epoca alla mano, l’Autore dimostra l’esatto contrario. Dopo un excursus storico sulle vicende dell’arcipelago maltese dai tempi dei Cavalieri Ospitalieri e sulla situazione politica insulare fra le due guerre mondiali, Cernuschi mette in chiaro, sin dal principio, il fatto che Malta costituì, in realtà, un danno (e un errore) proprio a carico degli stessi inglesi. Dopo aver trasferito nel 1935 e, di nuovo, nel 1939, la Mediterranean Fleet dal Grand Harbour di Malta ad Alessandria, l’arcipelago in questione perse, infatti, lo status di grande base navale, ma fu giudicato, non di meno, sempre importante per il governo di Sua Maestà. La sua funzione era quella, intuitiva, di base di operazioni per attaccare il traffico italiano con l’Africa e l’Albania nel caso, sempre più probabile e, addirittura, auspicato, di conflitto con Roma. Al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, Malta era pertanto dotata di un imponente, e convenientemente aggiornato, complesso di difese costieri, per tacere di un’enorme rete di sbarramenti minati che ne rendevano le acque praticamente impraticabili, fin sotto la Sicilia, fatte salve unità, come i MAS, di modestissimo pescaggio. La guarnigione era di tutto rispetto mentre le scorte di viveri, munizioni e carburante erano più che sufficienti per durare almeno fino alla fine del 1940. Quanto alla modesta forza aerea disponibile, essa era superiore ai tre leggendari “Fede, Speranza e Carità”, frutto di un’invenzione giornalistica del 1941. Non che la Regia Marina avesse sottovalutato la questione di Malta. Fra le due guerre mondiali erano stati redatti diversi studi, compiutamente descritti nel testo, in merito a un’eventuale invasione. Erano state studiate altresì sia le diverse armi da impiegare (dai sommergibili forzatori di basi alle “idrobombe slittanti” passando, naturalmente, per i mezzi d’assalto) sia un eventuale imbottigliamento del Grand Harbour. Esclusa, tuttavia, con ragione, per il giugno 1940, la possibilità di un “colpo di mano” risolutore da eseguire nelle prime ore del conflitto data la mancanza di sorpresa e lo stato delle difese avversarie, fu necessario rinunciare, nei mesi e negli anni seguenti, anche a quello sbarco che molti ormai auspicavano, prima tra tutti la stessa Regia Marina, dai vertici fino ai giovani ufficiali: quest’impresa, come si dimostra nel testo, oltre a non essere dirimente per le sorti della guerra europea, avrebbe comunque richiesto, da parte tedesca, una mai concessa collaborazione reale (se non soltanto cartacea) in termini di uomini, aerei e supporto logistico, senza contare le ragionevoli probabilità di fallimento legate, comunque, all’orografia, non certo favorevole a un’operazione anfibia, delle pareti a picco sul mare e alle notevoli (e sempre intatte) difese costiere dell’isola. Avvalendosi di una mole di dati statistici, l’Autore dimostra poi che la presenza di Malta, e delle forze in essa stanziate, arrecò all’Asse danni ben minori rispetto a quanto si dà comunemente per scontato e, certamente, non fatali. Né l’aviazione britannica di base nell’isola né, tanto meno, le unità navali, compresa la celebre ed effimera divisione d’incrociatori nota come Forza K, riuscirono a interrompere il flusso di uomini e materiali per l’Africa Settentrionale; ma come fa più rumore il proverbiale albero che cade rispetto alla crescita continua e silenziosa della foresta, rimangono più scolpite, nell’immaginario collettivo, le navi che affondano che non la media, sempre rispettata, di 65.000 tonnellate al mese arrivata indenne sulle coste africane, a dispetto della impenetrabilità della “Rotta della Morte”, saturando ogni volta le capacità di sbarco e immagazzinamento di Tripoli e dei restanti sorgitori libici ed egiziani. Lungi dal conseguire i risultati sperati, il possesso di Malta si risolse, alla fine, per la Gran Bretagna con un saldo strategico negativo. Gli inglesi, “decisi a resistere fino all’ultimo maltese”, come argutamente evidenzia (verbali delle riunioni ministeriali alla mano) l’Autore per sottolineare la scarsa considerazione con cui il Gabinetto di Sua Maestà tenesse i poco amati abitanti dell’isola, impiegarono, per la difesa e il rifornimento dell’isola, risorse considerevoli a detrimento perfino delle necessità vitali delle isole britanniche, già di per sé messe sotto scacco, sin dall’estate 1940, dagli effetti globali del Mediterranean Stoppage imposto dalla Regia Marina chiudendo il Canale di Sicilia tra il maggio 1940 e il maggio 1943. Il mito di Malta pagò, probabilmente, i propri maggiori dividendi in termini psicologici e di propaganda; dopo 70 anni si può tuttavia (sempre col dovuto rispetto per chiunque abbia combattuto, come precisato nel volume in parola), far emergere liberamente i fatti al di là delle cortine fumogene di una narrativa corrente generalmente distratta, quando non pesantemente interessata. Il testo, ultimo in ordine cronologico dell’ormai affermata collana Navalia della casa editrice in Edibus, è completato da una ricca iconografia, spesso inedita, da grafici e da mappe appositamente realizzate per illustrare quanto esposto nel volume e da un’appendice dedicata alle poco note, ma numerose, vicende della guerriglia navale condotta nelle acque maltesi dalle unità minori della Regia Marina, inclusi numerosi scontri, a noi non sfavorevoli, combattuti con lealtà reciproca, nella notte, tra MAS e dragamine dell’isola assediata e rimasti, fino a oggi, assolutamente ignoti.
  5. GM Andrea

    Saluti E Presentazione. Saluti Particolari Alla Nuova Titano

    Buonasera e bene arrivato! Non posso fornire risposte pienamente esaustive, se non che, alla data dell'armistizio, comandante del Titano era il capitano di corvetta di complemento Alessio Valente, classe 1899. Fino al 31.01.1943 il comandante era il parigrado, anch'egli di complemento, Giuseppe Cascio. Palermitano di Ciminna, classe 1897, per il servizio sul Titano il comandante Cascio fu un superdecorato: 2 medaglie di bronzo e 4 croci di guerra al valore militare, oltre al distintivo di ferito in servizio per il fatto del 15.01.1943 che gli valse la seconda medaglia di bronzo Nel settembre 1942, oltre al CC Cascio lo stato maggiore era composto dai seguenti ufficiali (alcuni verosimilmente ancora imbarcati anche l'anno seguente), tutti di complemento: TV Leopoldo Mattina (com.te in seconda, medaglia di bronzo al VM per fatto del 15.01.1943) , STV Silvio Tullier e Sottotenente CREM Pietro Porcinai (direttore di macchina, anche lui medaglia di bronzo al VM per fatto del 15.01.1943)
  6. GM Andrea

    Comando Centrale - E. Cernuschi -A. Tirondola

    Senz'altro, l'Autore acconsente
  7. GM Andrea

    Comando Centrale - E. Cernuschi -A. Tirondola

    Strano, ad altri utenti appare lo stesso problema?
  8. GM Andrea

    Comando Centrale - E. Cernuschi -A. Tirondola

    Come...regalo di Natale, sul tema allego l'articolo di E. Cernuschi Giochi di guerra nell'Egeo, citato in Comando Centrale e pubblicato sulla Rivista Marittima del giugno 1997. Con l'occasione, giunti alla fine dell'anno, ricordo le modalità di abbonamento alla Rivista: http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/editoria/marivista/Pagine/Abbonamento.aspx Giochi di guerra nell'Egeo.pdf
  9. GM Andrea

    Cc Robert Gelsomino, Cavaliere O M R I

    Congratulazioni al C.te Gelsomino, oltretutto morosiniano
  10. GM Andrea

    Il Discusso Spot Delle F.a. Per Il 4 Novembre

    Come già rilevato da Nostromodiroma, fa tuttavia specie che in occasione del 4 novembre (la festa delle FFAA è istituita in quella ricorrenza) e del centenario di quella Vittoria nulla si dica su quell'epopea.
  11. Girovagando negli archivi del Corriere della Sera ho trovato questo splendido articolo di Dino Buzzati, giornalista e scrittore che ben conosceva la Marina per essere stato lungamente imbarcato quale corrispondente di guerra. L'articolo, intitolato "Il gentiluomo che fu eroe pur sapendo che era inutile", apparve sul Corriere del 23 febbraio 1951. Lo trascrivo: Giorni or sono un signore che non avevo mai visto venne in redazione per portarmi un libro. «Non sono uno scrittore, ma l'ho scritto io — disse. — Mi chiamo Antonio Maronari. Vorrei proprio che lei lo leggesse». Era un pezzo d'uomo sul 32-33 anni, con una di quel le facce oneste e buone che, sarà impressione personale, ma vanno facendosi sempre più rare a questo mondo. «Vede? Ho fatto la guerra sui sommergibili, ero sottocapo segnalatore e poi sergente, sono stato in Atlantico col comandante Fecia di Cossato. Proprio per lui ci tenevamo, i miei compagni ed io, che questo libro venisse pubblicato. Ma l'editore da solo non se la sentiva, c'è anche una quantità di fotografie. Così ci siamo quotati un po' ciascuno. Non è che il diario delle missioni in Atlantico del Tazzoli, ci terrei proprio che lei lo leggesse». Intanto si guardava intorno un po' spaesato, come fa l'uomo quando è in posti stranieri. Straniera era per lui la nostra redazione ma probabilmente straniero gli riusciva anche tutto il mondo fuori. Passando gli anni, in certo modo egli era rimasto indietro, almeno con la parte migliore di se stesso. Dalle sue semplici parole era evidente che l'ex-sergente, ora semplicemente signor Antonio Maronari, la guerra se la portava ancora dentro non sotto la specie di ricordo, ma come una cosa viva, come un viscere a cui non poteva rinunciare. Strana e per certuni addirittura scandalosa è questa ostinazione di restare con l'animo attaccati a quegli anni. Chissà perché, si direbbe che la gente si sforzi anzi di dimenticarli. Tra valori politici e valori morali si è fatta una tremenda confusione. E oggi c'è chi si vergogna di ciò che gli Italiani hanno saputo fare in guerra. Perché? Se tutto è finito così male, è una buona ragione per seppellire nel silenzio anche gli eroi? Si, lo sappiamo, la parola «eroe» è oggi sulla lista nera. Se ne fece una volta tale abuso — erano allora eroi pure i campioni di boccette e i padri di numerosa prole — che ora la si è messa in quarantena. Quando c'è sospetto di eroismo, si gira al largo, si ha paura, si sembra «nostalgici». Per la confusione che si è detta, meglio, per un fenomeno di pusillanimità, la gente quindi gira al largo dei grandi cimiteri dove giacciono soldati, aviatori e marinai. Si è arrivati anche più in là: oggi perfino la parola «patria» dà a certi Italiani un vago senso di disagio; e molti non sanno più nemmeno cosa sia. Così sul fondo dei sepolcri marini giacciono al buio le nostre navi dimenticate e sole, come se appartenessero a una storia d'altri, di cui è opportuno non parlare. Ma proprio a questa odiosa dimenticanza i tipi come Maronari si ribellano. Confesso che cominciando Un sommergibile non è tornato alla base (editore C.E. Milieri) pensavo che avrei stentato ad arrivare in fondo. I diari di questo genere — che non possono avere il gusto della rivelazione perché i fatti sono già entrati nella cronaca — rischiano spesso di interessare soltanto chi li ha scritti e i pochi che gli erano vicini. Di solito è una vanità letteraria a far uscire dai cassetti, verso la tipografia, questi grossi quaderni di ricordi. Antonio Maronari — pur dimostrandosi persona colta e che non parla mai a vanvera — di ambizioni letterarie non ne ha, basta guardargli in faccia, a Dio piacendo. La sua sola ambizione sarebbe di far voltare indietro gli Italiani, almeno per un attimo, affinchè considerassero il passato. E racconta l fatti cosi come è probabile li raccontasse alla mamma o alla morosa, nei brevi giorni di licenza. Di qui spontaneità, immediatezza, calore umano. Le quattrocento pagine volano via che non ci se ne accorge. E ci sono dei pezzi di primo ordine come quando al largo di Portorico il Tazzoli viene sorpreso da un aereo e sembra che ogni speranza sia perduta e allora Maronari con sincerità assoluta registra il pazzo turbine di pensieri e sensazioni di chi aspetta da un attimo all'altro la catastrofe. Chi in guerra è stato vicino alla Marina avrà notato un tipico fenomeno: quanto più le navi erano piccole, tanto più grandi erano a bordo l'affiatamento e l'entusiasmo. L'ambiente era più cordiale e vivificante sugli incrociatori che sulle corazzate, più sui caccia che sugli incrociatori, più sulle torpediniere che sui caccia. Il massimo era però sui sommergibili. Sulle grandi navi da battaglia, per esempio, il comandante finiva fatalmente per diventare una specie di deità più o meno lontana e misteriosa. Sui sommergibili il comandante invece era un padre, un fratello maggiore, un compagno che la sapeva più lunga, che ci sapeva fare di più, che aveva sulle spalle tutta la responsabilità e cui quindi veniva istintivo di obbedire. Si era tentati di formulare la seguente paradossale legge: il «morale» e l'allegria di un equipaggio crescono in ragione diretta dei suoi disagi, delle fatiche e dei pericoli. Il motivo? Perché sui sommergibili gli uomini sono costretti a vivere gomito a gomito, per mesi interi, in una estrema promiscuità fisica e spirituale, perché in così breve e tribolato spazio si solidifica fortissimo lo spirito e l'orgoglio «di famiglia», perché in quei piccoli scafi assai più che sulle grandi navi le singole personalità hanno modo di farsi conoscere e affermarsi; senza contare che proprio dalla sofferenza nascono le migliori virtù umane, e sui sommergibili in missione la sofferenza è compagna inevitabile. Fatto è che forse mai abbiamo visto concentrazioni di bravi e buoni uomini come a bordo dei sommergibili. Buoni, ripetiamo, moralmente puliti, anche se il loro mestiere era di spaccare in due le navi nemiche e di mandarle ai pesci con equipaggio e tutto. Quest'aria appunto ritroviamo intatta, come se non fossero passati tanti anni, nelle pagine di Antonio Maronari: guerra senz'odio, vissuta come una avventura affascinante, in commovente freschezza d'animo, con uno slancio di altruismo che in tempo di pace — per quanto sia amaro dirlo — sarebbe praticamente una utopia. Ma il centro di gravità del lungo diario — e l'autore certo non se lo proponeva come scopo mentre buttava giù le sue note quotidiane in un angolo del metallico budello, magari quando le bombe di profondità facevano rintronare lo scafo e con mortale angoscia i marinai si fissavano In silenzio — è la figura del comandante Carlo Fecia di Cossato, colui che in cinque missioni atlantiche affondò — impresa senza uguali — centomila tonnellate di naviglio, che dopo l'armistizio ffrontò con la sua torpediniera sette unità tedesche di armamento superiore e le affondò tutte a cannonate, e che nell'agosto 1944 si tolse la vita perché «non si sentiva più di poter servire un Governo il quale, rifiutando di giurare fedeltà al re, lo aveva privato del solo motivo che giustificasse la sua precedente condotta». A pagina 77 — siamo alla prima missione da Bordeaux, quando sul Tazzoli, comandato dal capitano di corvetta Raccanelll, Fecia di Cossato era imbarcato solo per tirocinio— c'è un primo suo ritratto: «E' un tipo strano: biondo, magro, di statura normale, molto distinto... un volto d'asceta, pallido e fine... Cordiale con tutti ma piuttosto taciturno, vive nella nostra comunità senza far rumore, sempre discreto, quasi timoroso di disturbare. Quando dà un ordine lo fa con una tale gentilezza che non si può fare a meno di scattare. Ma la sua flemma credo sia solamente esteriore. Lo si direbbe sempre disattento o apatico o comunque indifferente a tutto ciò che accade intorno a lui, ma quando sente parlare di azioni imminenti, di piroscafi nemici, di agguati o di attacchi si trasforma. Be', lo vedremo alla prova! ». Lo videro, difatti, dopo che egli prese il comando del battello, e il Maronari narra come quest'uomo aristocratico, taciturno e malinconico in pochi giorni diventò per i suoi uomini una specie di dio. Di pagina in pagina anche noi ci si affeziona. Impariamo le sue abitudini, i suoi gesti, i suoi malumori, i suoi ordini fulminei. Eccolo passeggiare su e giù per giorni interi in coperta nella snervante attesa di un incontro col nemico, eccolo sviluppare formidabili energie al momento dell'azione e del pericolo, ecco la sua insofferenza di tigre in gabbia quando passano settimane senza preda, la sua prodigiosa resistenza al sonno e alla stanchezza, la sua autoritaria tecnica di attacco la sua superiorità di gran signore di fronte ai rischi massimi, la sua delicatezza d'animo verso i più umili compagni di missione. E intanto, passando i giorni, il suo volto da San Francesco senza letizia francescana si fa sempre più scavato e scarno, «Dio com'è magro!» mormorano i suoi uomini. E la sua ordinanza riferisce: «E' sceso a cambiarsi per il rientro (dopo quasi tre mesi ininterrotti di Atlantico, durante i quali i viveri si erano dovuti esosamente razionare). Gli tiro fuori dallo stipetto una camicia pulita e lo osservo mentre si toglie il pesante maglione di navigazione. Rimango di stucco! Le costole sporgono dal torace sul quale non c'è altro che la bruna pelle tesa come quella di un tamburo, la spina dorsale e le scapole stanno per saltargli fuori... Commosso fino alle lacrime sono uscito dalla cabina per non veder più nulla. Noncurante di se stesso e della propria salute, nell'interesse di tutti, ha vissuto più parcamente di chiunque altro, senza chiudere occhio, senza perdere di vista un solo istante la sua missione, la sua nave e il suo equipaggio». Eppure, più ancora delle sue meravigliose scorribande, chi fosse Carlo Fecia di Cossato ce lo rivela, nella prefazione, la testimonianza di un suo collega e fraterno amico, il comandante Longanesi Cattani, pure valorosissimo sommergibilista atlantico. Longanesi ricorda una conversazione avuta con lui al principio del 1941. Discutevano sull'andamento della guerra e Fecia di Cossato negava nel modo più categorico la possibilità di una nostra vittoria. «Ma — aggiunse — tutto questo che ti ho detto circa la inevitabile sconfitta che ci aspetta non può avere e non avrà mai nessuna conseguenza sull'impegno che io metterò a combattere questa guerra. Si vinca o si perda, il mio dovere di ufficiale e di comandante è quello di tenere duro, di pestare il nemico finché avrò mezzi ed ordini per farlo». E con tanta disperazione passò di vittoria in vittoria. Può darsi che a certa gente questo modo di ragionare sembri un po' alla vecchia, romantico, assurdo, medioevale. (Oggi sono di moda i «casi di coscienza» che troppo spesso, caso strano, coincidono col minore rischio). Personalmente penso che quello sia, per un soldato, anzi in genere per l'uomo, il ragionamento più nobile, onesto e vorrei dire anche intelligente. Certo è il modo più pulito e chiaro di comportarsi in guerra perché automaticamente esclude l'interesse personale, l'odio, la faziosità, la cattiveria. Nessun più grande eroismo — si diceva una volta — che combattere una battaglia fino in fondo pur sapendo che è una battaglia perduta; appunto come Fecia dì Cossato. Ma c'è ancora chi intende queste cose? Aggiungo che sempre sul Corriere, due mesi dopo, l'11 aprile 1951, nella sua rubrica Dialoghi coi lettori, lo scrittore e giornalista Giuseppe Marotta così rispondeva a un avvocato che gli chiedeva un consiglio per un libro "fuori del comune": Certo. Proprio in questi giorni mi sono imbattuto in un lavoretto non dei soliti. Titolo: «Un sommergibile non è rientrato alla base...» Autore Antonio Maronari (un semplice uomo di mare, un sergente del sottomarino « Tazzoli » che durante l'ultima guerra operò nell'Atlantico). Editore: Milieri. Un articolo di Buzzati sul Corriere della sera mi ha indotto all'acquisto del volume. Buzzati, senza rendersene conto, mi tiranneggia. Le sue parole e i suoi affetti di vetro di Murano, gentili e vagamente remoti, allontanati starei per dire dalla pagina con una sorta di elegante, dolce presbiopia, mi incantano. E «Un sommergibile non è tornato alla base» non mi è piaciuto meno che a lui. Si tratta del mansueto, umile resoconto di una grande tragedia: quella di aver combattuto una guerra che fin dall'inizio s'indovinava ed era perduta. E c'è il ritratto di un eroe, il comandante Fecia di Cossato. Lei gusta ancora gli eroi, avvocato? Io sì, molto. Quale altra finestra possiamo aprire, desiderando rinnovare l'aria torbida e pesante di scientifici accomodamenti, di scaltri baratti e compromessi? L'eroe, igiene del mondo.
  12. Titolo: Don Vincenzo racconta - Storie di guerra e di famiglia di Vincenzo Barbato Autore: Giancarlo Toran Editore: --- Anno: 2005 Pagine: 78 Reperibilità: pdf online ( http://www.accademia...zo Barbato..pdf ) Con grande sensibilità Giancarlo Toran ha voluto raccogliere le memorie di guerra del suocero Vincenzo Barbato, da Acerra, purtroppo scomparso proprio pochi giorni fa. Chiamato alle armi in Marina allo scoppio della guerra, "don Vincenzo" divenne cannoniere armarolo, e dopo una breve destinazione al Varignano fu inviato nell'isola di Lero. Di qui fu destinato sulla nave cisterna Cerere, dislocata nell'isola egea; infine ebbe il movimento per il Ct. Ugolino Vivaldi, col quale al comando del CV Francesco Camicia partecipò a numerose missioni sino al tragico affondamento il 9 settembre 1943. Barbato fu tratto in salvo da un aereo tedesco ammarato, che lo portò in Francia, da dove potè poi raggiungere l'Italia. Il fascicoletto abbonda di informazioni e notizie di prima mano, specie sul Vivaldi e la sua perdita. Colpisce la descrizione degli ultimi istanti del CC Alessando Cavriani - assistente di squadriglia - tornato a bordo col capo di 3^ Viriginio Fasan. Stando al resoconto negli ultimi istanti l'Ufficiale, poi decorato di MOVM, gridò: Io, comandante Cavriani, dei marchesi di Cavriani, muoio con la mia nave! Piccole inesattezze terminologiche o nei nomi, segnalate al cortesissimo autore, non intaccano minimamente la validità di quest'opera che non è solo un omaggio a un famigliare, ma pure un prezioso tassello nella grande storia della nostra Marina.
  13. Autore: Giulio Menini Titolo: Trentacinque anni di vita marinara - Aneddoti ricordi e cose viste dal Comandante Omnis Casa editrice: Zanichelli Anno di edizione: 1928 Pagine: 253 Dimensioni: 23x15 Reperibilità: difficile Classe 1874, il fiorentino Giulio Menini lasciò la Marina nel 1930 col grado di capitano di vascello, al termine di una carriera che lo vide protagonista di numerose vicissitudini, prime fra le quali il comando del Puglia a Spalato in occasione dei noti incidenti del 1919 che costarono la vita al suo successore. Nel 1928 pubblicò questo volume di ricordi, una delle molte pubblicazioni che l'autore - buona penne - diede alle stampe in un quindicennio. Il protagonista del volume è il "Comandante Omnis" (Ciascuno), a significare che le vicende della carriera di Menini avrebbero potuto essere quelle di qualunque ufficiale di Marina (tant'è che alcuni episodi, come precisato dall'Autore, sono riferiti non a lui ma dei colleghi). Altro appellativo di Omnis è Il Nomade, e ben si capisce vista la peculiare vita cui obbligava (e obbliga) il mestiere. L'arco temporale spazia dall'ultima decade dell'800 ai primi anni '20, passando per le crociere in America e in Oriente, la guerra di Libia e la Grande Guerra in Adriatico. La narrazione è piacevole e condita da una buona dose d'ironia. Vittorio Tur fu subordinato di Menini in diverse occasioni: ai primi del '900 allorchè il nostro era tenente di vascello sul Saint Bon, durante la Grande Guerra da comandante in seconda del Doria, nel dopoguerra comandante di una flottiglia di siluranti. Ricordandolo "buon oratore, di vasta cultura storica e letteraria, simpatico scrittore" e dal pronto spirito, Tur rammenta un episodio che fece epoca. Comandante di una silurante, nel porto di Brindisi ebbe l'ordini di mettersi di poppa al Vettor Pisani. La manovra non riuscì rapida e perfetta, per il che dal Pisani l'irascibile ammiraglio Millo, che rammentava essere stato il Menini docente di manovra in Accademia Navale, gli sbraitò al megafono: "Da un professore di manovra mi aspettavo qualcosa di meglio!" Serafico, Menini rispose: "Signor Ammiraglio, dal dire al fare c'è di mezzo il mare!"
  14. GM Andrea

    Informazione U-Boot Tedeschi I Gm All'italia

    Effettivamente risulta che nei giorni immediatamente successivi all'armistizio con la Germania gli alleati decisero di dividere tra di loro alcuni sommergibili da impiegare sia a scopi propagandistici che per poterli esaminare, senza tuttavia diritto a riarmarli. I primi 20 battelli arrivarono in Inghilterra già il 19 novembre. La Francia ne ebbe 10, che poi in barba agli accordi riarmò incorporandoli nella flotta. Quanto all'Italia, nei mesi successivi furono portati con ufficiali ed equipaggi della R. Marina i seguenti battelli che furono poi smantellati: a La Spezia U-114, U-120, U.163, UB-90, UB-95 e UB-102, a Taranto U-54,UC-94 e UC-98 Non ho trovato notizie specifiche su quale fosse il battello portato in Italia da Maraghini.
  15. GM Andrea

    Xix Raduno Nazionale " Premuda"...com'è Andata

    Complimenti col rammarico di non esserci stato...ma ero in terra romagnola a parlare di aviazione navale per "colpa" del Dir
  16. GM Andrea

    Comando Centrale - E. Cernuschi -A. Tirondola

    Mah! Misteri
  17. Il 29 maggio alle 17.00 presso la sala convegni di CONFINDUSTRIA, Palazzo Ciacchi, Via Cattaneo 34, su iniziativa dell’A.N.M.I. di PESARO, GRUPPO M.O.V.M. VINCENZO ROSSI con il supporto della SOCIETA’ PESARESE di STUDI STORICI (S.P.S.S.) e del MUSEO E BIBLIOTECA OLIVERIANA si terrà una conferenza intitolata “Solcando le leggende nere. La Regia Marina e l’8 settembre 1943”, relatore Enrico Cernuschi. Nel corso della stessa saranno prodotti nuovi elementi, anche crittografici, destinati a chiarire alcune inutili polemiche che si sono trascinate per troppo tempo.
  18. GM Andrea

    Comando Centrale - E. Cernuschi -A. Tirondola

    Ringrazio Valeria e aggiungo qualche indicazione in più. Presentato al recente Salone del Libro di Torino, Comando Centrale è un saggio di tipo diverso dal solito. Non soltanto, infatti, affronta, nella prima parte, la storia dell’Ispettorato per la Difesa del Traffico Nazionale e, nella seconda, quella di Supermarina, ma le integra con una terza parre di carattere critico dedicata alla vexata quaestio relativa alla pretesa, eccessiva centralizzazione del comando navale italiano lamentata, dopo la guerra dall’ammiraglio Angelo Iachino nei suoi libri di memorie e, sulla sua scia, da numerosi altri commentatori, molti dei quali, peraltro, “a orecchio”, in quanto privi, per forza di cose, della competenza professionale di quell’ufficiale senz’altro sfortunato, ma di indiscusse capacità professionali, pur se di carattere e d’animo tormentato. Anche le critiche formulate, poco dopo, dall’ammiraglio Romeo Bernotti, sia contro Supermarina, sia nei confronti dello stesso Iachino, sono affrontate, in quella stessa sede, sulla base dei documenti, in larga parte inediti, del tempo e dei dibattiti che si sono susseguiti nei decenni successivi. In effetti la disponibilità di numerosi rapporti del periodo bellico, emersi oggi per la prima volta dagli archivi dell’Ufficio Storico della Marina Militare, e di diversi epistolari inediti scambiati tra i massimi protagonisti e critici di quelle vicende permettono oggi di commentare e analizzare frase per frase, con serenità e distacco, quelle polemiche attribuendo, alla fine, con certezza a ciascuno il suo smantellando altresì, una per una, le leggende nere che ancora oggi trovano, qua e là, spazi (più o meno pretestuosi) di diatriba. Caratterizzato, come per il passato, da una ricca iconografia in buona parte proposta qui per la prima volta (per esempio gli interni, mai visti, di Supermarina) e che costituisce, in pratica, un altro libro nel libro, Comando Centrale descrive (non tralasciando spunti umani ed umoristici) il lungo e non facile percorso dottrinario, organizzativo e pratico destinato a evolversi nell’attuale CINCNAV, il Comando in Capo della Squadra Navale.
  19. GM Andrea

    Il Rimorchiatore Misterioso Di Norah

    Le contraddizioni tra le opere dell'Ufficio Storico si sprecano, soprattutto in occasioni delle opere e delle ristampe degli anni Ottanta e Novanta Si veda: Ufficio Storico della Marina Militare, “La Marina in Africa Orientale”, Rivista Marittima, gen. 1957
  20. GM Andrea

    Incidente Torpediniera La Farina

    E' quella famosa missione degli alien ops suonano alla porta
  21. Informo che il giorno 11 maggio alle 14.30 presso il Museo Tecnico Navale di La Spezia, si terrà la conferenza di Enrico Cernuschi “Spezia 47329”, dedicata alle decrittazioni della Regia Marina. La conferenza ricade nell’ambito degli Eventi Marconiani organizzati dalla Marina Militare. In quell’occasione sarà presentato, per la prima volta, un documento inedito di Supermarina relativo all’azione di Gaudo, oltre ad altre rivelazioni d’origine britannica e italiana destinate a rivoluzionare lo stato delle conoscenze in merito al dibattuto argomento delle reciproche decrittazioni.
  22. Titolo: Navigando in pace e in guerra Autore: Dobrillo Dupuis Editore: Gastaldi Anno: 1950 Pagine: 161 Dimensioni: cm 15 x 150 Reperibilità: media Segnalo, più che altro per dovere d'ufficio e comunque per la vostra curiosità, questo volume di ricordi personali pubblicato nel 1950 dal comandante Dobrillo Dupuis. Classe 1908, comandante nella marina mercantile e ufficiale di complemento della Regia Marina, Dupuis è noto per alcuni libri di successo pubblicati negli anni a seguire (Forzate il blocco, SKL chiama e il misteriosamente raro La flotta bianca). In questo volume rievoca alcuni episodi personali, relativi soprattutto alla navigazione mercantile d'anteguerra. Al periodo della guerra dedica solo le ultime 25 pagine, suddivise in cinque capitoletti concernenti le sue vicende sui convogli nel canale di Sicilia e sul Rosolino Pilo.
  23. GM Andrea

    Comunicazioni E Decrittazione Del Smg Scirè

    E' disponibile il decrittato inglese?
  24. GM Andrea

    Il Rimorchiatore Misterioso Di Norah

    Mi suggeriscono che il rimorchiatore misterioso dovrebbe essere il Mario M.
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