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GM Andrea

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    Castelfranco Veneto, Arzignano, Vicenza, fate un po' voi
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    Storia navale

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  1. GM Andrea

    Venezia contro l'Inghilterra

    Ringrazio delle benevoli recensioni e aggiungo quella apparsa sull'ultimo numero di Marinai d'Italia a firma delll'amm. Paolo Pagnottella Ancora una brillante, affascinante opera del collaudato duo Cernuschi e Tirondola in grado di appassionare il lettore con un mix di fatti storici, tutti rigorosamente documentati, considerazioni strategiche e temi di economia. Sono trattati, in effetti, vari aspetti delle relazioni internazionali che fanno sempre e perennemente capo a principi in grado, se opportunamente valorizzati e analizzati, di ricostruire lezioni (historia magistra vitae) che dovrebbero costituire il bagaglio di ogni persona colta. Anche questo libro, seguendo in scia gli altri precedenti, fornisce chiavi di lettura e ricostruzioni di periodi storici che solo apparentemente possono sembrare lontani da noi e dagli eventi che stiamo vivendo, ma che in realtà sono così intrecciati e amalgamati in modo tale da risultare profondamente istruttivi. Si tratta, dunque, di un genere di analisi che dovrebbe far parte della preparazione dei futuri decisori nazionali, anziché rimanere confinato, sica pure con la sua bella copertina e nitida veste grafica, sullo scaffale della propria biblioteca personale. Scritto in maniera fluida, accattivante e avvincente quanto e più di un romanzo (come è nello stile, ormai caratteristico, degli autori), questo libro attira sin dalle prime tre righe iniziali l'attenzione del lettore, quasi fosse un cartello di sfida dei Tre moschettieri, dato il proprio dichiarato scopo di voler ribaltare l'immagine negativa che tutti abbiamo, dalla lettura scolastica dei Promessi Sposi in poi, del Seicento italiano. Queste nuove pagine dimostrano, viceversa (con buona pace della comune opinione), che si trattò, per il Bel Paese, di un periodo di successi, sia dal punto di vista economico sia da quello navale e, conseguentemente, politico. Dato questo ambizioso obiettivo, gli autori iniziano la propria sfida ricordando che Venezia, in quel secolo, non solo sconfisse l'Austria con un secco uno-due, ma combatté in seguito un conflitto, ancora oggi assai poco conosciuto e ancor meno valorizzato in chiave di legittimo orgoglio nazionale, contro l’Inghilterra allo scopo di conservare il controllo navale ed economico del Mediterraneo Orientale. Sono illustrate, a questo scopo, le tragicomiche vicende di Sir Kenelm Digby, eroe insuperabile, ancora oggi, degli scolari britannici, e quelle della sua inquietante sposa Venetia o, meglio, Gwyneth (nome che deriva dal regno gallese di Venedotia, guarda un po' cosa si apprende dalla semantica!). Ammiraglio britannico sui generis in quanto autonominatosi tale e digiuno di qualsiasi rudimento di arte nautica, Digby finì per trovarsi, in seguito ai poco limpidi maneggi del suocero e della moglie, nel mezzo di vicende che lo portarono ad affrontare sul mare nientemeno che due grossi professionisti come i comandanti veneziani Federico Nani e Antonio Marino Cappello. Dopo varie peripezie l’inglese finì sconfitto proprio in all’interno di quella rada di Alessandretta che sarebbe tornata, tre secoli dopo, nell'albo d'oro delle imprese della Marina italiana (quasi un destino) in occasione delle celebri imprese dell’incursore solitario Luigi Ferraro, rubacuori di giorno e micidiale sommozzatore di notte, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Prima e dopo quella battaglia sconosciuta del 1628 il libro oggetto di queste poche righe è tutto un susseguirsi di azioni, rapporti delle opposte intelligence delle due parti rinvenuti negli archivi di stato di tre nazioni, doppi e tripli giochi dietro le quinte, codici cifrati, ottimi diplomatici che finiscono incarcerati per poi evadere e flotte che vengono mosse, da Londra e da Venezia, come pedine sulla scacchiera prima dello scontro decisivo. La narrazione degli eventi è sempre frizzante ed è sapientemente arricchita da storie umane apparentemente minori, ma, alla fine, tutte tra loro collegate e risolutive. E ancora, intrighi internazionali e imprese mirabolanti che si intrecciano, cariche di suspense, nel corso dei principali avvenimenti. Viene richiamata, per esempio, la vicenda umana e investigativa del corpulento e geniale cappuccino francese Pacifique de Provins in coppia col francescano italiano Francesco Quaresmio, un nobile convertito non precisamente in linea con il manzoniano Padre Cristoforo, in quanto sanguigno antesignano, con un mezzomarinaro in mano, di Bud Spencer mentre sgomina una squadra d’arrembaggio inglese. I due scoprono, dopo un fortunoso viaggio, molte peripezie e un tradimento a momenti fatale, i gioielli della mitica regina di Saba, preda mancata di Digby e dei suoi mentori. Né mancano vicende, come sempre ignorate, di grande rilievo e che sarebbe bene che ogni italiano o, quantomeno, ogni marinaio italiano, conoscesse. Parlo del grande ammiraglio Marino Torre, trapanese al servizio di Luigi XIII Re di Francia e castigo di dio a danno delle flotte inglesi in Atlantico. In Paesi diversi dal nostro gli avrebbero intitolate piazze, vie, monumenti e navi, e non soltanto il pur eccellente Istituto Nautico della sua città natale. Visto poi che è tornato ai fasti della cronaca parlare di "blocco navale" (della Libia), conviene, ancora, leggere con attenzione le pagine dedicate alla grande strategia veneziana del blocco dei Dardanelli attuato alla metà del ‘600 da un altro grande ammiraglio, Tommaso Morosini, meditando sull’effetto micidiale e risolutivo che quella dura campagna navale, protratta per anni, ebbe sulla politica e sull'economia dell'impero ottomano. Questo non lungo, poco più di 200 pagine, e scorrevolissimo volume si chiude, infine, con l’analisi, spietata, del cosiddetto "Metodo Digby", ossia il sistema, semplice ed efficace, utilizzato da quel curioso personaggio per salvare, al momento del proprio ritorno in patria, il collo dalla mannaia del boia, salvo vendicarsi a danno dei suoi mandanti. Digby, uomo peraltro non privo di meriti personali e di dimostrato coraggio personale, narrò, infatti, per decenni la vicenda di Alessandretta mescolando abilmente fatti e fantasia ed inserendo nei propri sempre rinnovati e parziali racconti qualche goccia di verità, sempre diversa l’una dall’altra, annacquandola debitamente in fiumi di quei pregiudizi che i suoi connazionali erano così ansiosi di leggere, salvo omettere i dettagli imbarazzanti e mentendo a man salva laddove era necessario. Tutto ciò, però, avvenne osservando in ogni occasione le regole proprie di uno stile letterario forbito ed elegante. Ingigantire i propri meriti e sminuire quelli dell’avversario: un metodo che farà testo, da allora in poi, nella storiografia britannica fino a diventare una vera e propria arte. Come prescrisse, nel settembre 1939, Winston Churchill in persona, a quel tempo Primo Lord, all’Ammiragliato: "Le buone notizie devono sempre essere fatte sembrare migliori, quelle cattive smorzate e, talvolta, soppresse". Purtroppo, il Metodo Digby è stato fatto sovente proprio anche da parecchi storici italiani, i quali sono riusciti a trasformare ogni guerra condotta dall'Italia in una sequenza di errori e di crimini (lo ha scritto Sergio Romano sul maggior quotidiano nazionale). Mi auguro, e auguro a tutti gli appassionati di storia marinara, che gli autori vogliano riprendere la loro opera da quest'ultimo capitolo, facendone il soggetto di un nuovo libro dedicato a ad approfondire la storia (quella vera) delle nostre imprese sul mare, tanto denigrate in casa nostra e che meritano, invece, di essere riscritte e consegnate alla memoria collettiva sotto la loro vera luce. Nessuno può farlo meglio di Cernuschi e Tirondola, con il loro rigore di sapienti ricercatori storici nonché accattivanti scrittori di cose di mare. Spero che accolgano questo mio invito, per il bene della cultura, della Marina e della nostra Italia. Paolo Pagnottella
  2. GM Andrea

    Venezia contro l'Inghilterra

    Ringrazio (anche a nome del coautore) per le benevoli recensioni e pubblico due delle mappe che corredano il testo, realizzato dalla sempre felice mano di Vincent O'Hara
  3. Titolo: Una vita in Marina - Dal primo al secondo dopoguerra Autore: Amm. Luciano BIGI Editore: Fondazione Italo Zetti Anno di edizione: 2003 Pagine: 347 Prezzo di mercato: €.25,00 Reperibilità: facile (c/o Fondazione Zetti, info@fondazioneitalozetti.it) Il volume, fuori commercio ma reperibile facilmente presso la Fondazione che l'ha pubblicato, raccoglie le memorie dell'Ammiraglio Luciano Bigi, dal primo al secondo dopoguerra. Dirò subito che purtroppo manca un indice dei nomi, nè sono trattati periodi sicuramente interessanti (accademia, prima guerra mondiale, vicende post 1945). Tuttavia il volume è di sicuro interesse, e si fa leggere. Fra gli incarichi dell'Amm. Bigi (1898-1988), da lui ampiamente ricordati nel testo, ricordo: - STV destinato sul Racchia a Costantinopoli; - com.te TP Fuciliere - responsabile del trasporto sul Tevere del "Monolite Mussolini", ora al Foro Italico; - com.te in 2^ del Colombo nella crociera atalntica del '32 (com.te CF Da Zara); - addetto navale in Persia 1936-1939 - com.te Colombo (crociera 1939) - Capo Ufficio Stampa a SUPERMARINA - com.te Oriani e XI Squadriglia CCTT - Com.te Duca d'Aosta (1942) - responsabile Centro Marina Ancona (1944) - addetto navale a Madrid (1945), in bizzarra coabitazione col suo collega della RSI Un doveroso ringraziamento alla Rivista Marittima che ha segnalato questo bel libro, altrimenti destinato a rimanere immeritatamente sottotraccia.
  4. GM Andrea

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Sull'onda di un temibile esperimento dell'anno scorso, riparto coi quiz dedicati ai personaggi della R. Marina. Inizio con un Ufficiale non notissimo, anche se credo di potervi fornire utili indizi. Cominciamo con un'istantanea di fine anni '30. Il Nostro è Tenente di Vascello e non sembra affatto contento del posto in cui si trova (e ci credo). Sarà che non aveva brillato in Accademia... Seconda istantanea. Siamo nel 1943. Il Nostro è ancora (!) TV, imbarcato sempre sulla stessa Regia Nave, prima come 2^ DT e poi come 1^ DT. Comincia evidentemente ad averne le tasche piene. In guerra guadagnerà "solo" due MBVM. ...ma le cose cambiano, e dopo due decenni eccolo finalmente sorridente ricoprire un incarico di tutto prestigio. Chi era costui? :s10:
  5. Se possono interessare, vi propino alcune fotuzze dal volume Gli angeli senza ali, Paravia 1939, resoconto di un periodo d'imbarco sul R. Smg. Finzi di Attilio Crepas. Questi era fratello del TV Alberto Crepas, Comandante dell'Argo a BETASOM e Caduto al comando del Romolo. Comandante del Finzi era il TV Dominici, anche lui poi a Bordeaux. GM Andrea
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