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GM Andrea

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  1. Su licenza del Direttore, un recente articolo "aeronautico" pubblicato in Marinai d'Italia
  2. Titolo: LA BATTAGLIA DELL'ATLANTICO - Le operazioni della Regia Marina, della Kriegsmarine e l’attività di spionaggio in Sud America Autore: Enrico Cernigoi Casa editrice: Itinera Progetti Anno di edizione: 2019 Pagine: 272, 98 fotografie Prezzo: €.22,00 Reperibilità: facilissima Recensione di Enrico Cernuschi Un buon libro dal titolo sbagliato. Ricco, ben scritto e un po’ incosciente. Questa è, in estrema sintesi, l’anima del volume oggetto di queste righe. La questione del titolo (di probabile origine editoriale) è presto detta. Se si fosse intitolata La battaglia del sud Atlantico, l’opera sarebbe stata perfetta. Il tema di questo saggio è, infatti, quello – fino ad oggi pressoché inesplorato in Italia – del mondo latino americano durante l’ultimo conflitto mondiale. Si tratta di un’omissione non da poco visto che quel subcontinente era popolato, bene o male, da quasi mezzo miliardo di persone svolgendo, per di più, la funzione di polmone economico degli Stati Uniti. Eppure gli storici di maniera di casa nostra hanno sempre preferito volare alto o altissimo, ben oltre la Cordigliera delle Ande, pur di non dover affrontare realtà sgradevoli quali il grosso peso commerciale tedesco in quell’area, in continua espansione già da prima dell’avvento di Hitler, e l’ancora maggiore importanza finanziaria italiana con, per esempio, il Gruppo Caproni nella veste di prestatore di ultima istanza (e quindi padrone) dell’Ecuador. Enrico Cernigoi è un accademico che fa onore alla propria categoria: preciso, documentato, poliedrico e accuratamente privo di paraocchi ed ordini di scuderia. Non ha mai prestato i dovuti omaggi ad alcuna baronia e si è fatto da solo, sul campo, nel difficile ambiente italiano della storia militare. Questa libertà intellettuale è evidente nelle pagine di questo libro di agevole lettura, dettagliato, ma non pedante; soprattutto fittamente documentato con un buon bilanciamento tra fonti primarie e secondarie. Il lettore avrà così modo di apprendere molti fatti e fatterelli rivelatori che correvano tra le due sponde dell’Atlantico, alternando gli argomenti navali a quelli, diciamo così, d’intelligence, sempre strettamente connessi tra loro. Alcuni giudizi sono senz’altro sottoscrivibili, altri possono apparire, per contro, maggiormente personali. Tutti, comunque, sono basati su fatti, fatti e ancora fatti e nel panorama editoriale italiano odierno, così scarso quanto a titoli e sempre più basato su contrapposizioni ideologiche tanto antidiluviane quanto opinabili e di cattivo gusto, siamo, con questa “Battaglia”, davanti a un modello che la maggioranza degli autori, si tratti di paludati accademici o di appassionati del genere, potrebbero prendere a esempio con lodevole profitto per se stessi e, soprattutto, per i lettori. L’incoscienza, infine, è legata alla scelta dell’Autore di voler riprendere nel suo complesso, in questo libro, il cosiddetto Caso Grossi, ovverosia le note vicende del sommergibile Barbarigo verificatesi nel 1942. Senza la pretesa di scoprire alcunché di nuovo rispetto a quanto acclarato già da mezzo secolo dalle commissioni d’inchiesta, Cernigoi fa un lavoro di fino smontando alcune leggende giornalistiche e incrostazioni dure a morire mettendo così un po’d’ordine in una questione che è servita, per troppo tempo, solo ad alimentare inutili polemiche. Avrebbe potuto glissare cavandosela con due righe. Ci ha speso due capitoli ma, se non l’avesse fatto, non sarebbe stato Cernigoi. Buono, per concludere, l’apparato fotografico (non senza qualche “chicca” originale) e lucida e piacevolissima la prefazione, molto umana e diretta, dell’ammiraglio Giovanni Vignati, il quale scrive poco e di rado, ma quando lo fa non usa l’inchiostro, ma l’acqua salata.
  3. GM Andrea

    Rommel e La Spezia

    Risponde a Malaparte un Anonimo Contributore Contrariamente alle storie convenzionali, tutte malamente copiate l’una sull’altra e tutte sbagliate, le truppe tedesche NON entrarono in Italia in massa subito dopo il 25 luglio 1943. Atterrarono solo, nel pomeriggio del 26 luglio, su alcuni aeroporti dell’Urbe, i primi elementi della 2ª Divisione paracadutisti, poi seguiti - nei tre giorni successivi - dal resto di quella grande unità. Transitò inoltre dal Brennero, il 29 luglio, il reggimento corazzato della 26ª Divisione corazzata diretto, formalmente, alla volta del Meridione per congiungersi col resto di quella grande unità dislocata in Calabria, ma fermatosi, in realtà, e inaspettatamente, a Roma, il 30 luglio, passando sotto le dipendenze della 3ª Divisione motorizzata di stanza a Tarquinia. Entrambi i reparti in parola erano stati preannunciati, per quelle date, il 19 luglio in vista di un previsto contrattacco tedesco in Sicilia annunciato da Hitler in occasione dell’incontro di Feltre con Mussolini e che avrebbe dovuto aver luogo in agosto. Poiché i tedeschi avevano messo bene in chiaro, sempre il 19 luglio, che, oltre ai reparti in questione e a un gruppo d’artiglieria costiero da 170 mm (affluito dalla Germania in Calabria subito prima del 25 luglio assieme a qualche squadriglia extra di caccia della Luftwaffe), non sarebbe arrivato altro prima del settembre 1943 (epoca in cui sarebbero pervenute, dalla Francia, due divisioni di fanteria, la 305ª e la 76ª, in quel momento in corso di ricostituzione), i generali italiani dedussero che le riserve centrali tedesche si erano finalmente esaurite e che l’Italia - da considerare ormai alla stregue di un’isola come la Gran Bretagna, sia pure con le Alpi al posto del mare - vedeva in tal modo confermata la propria libertà d’azione. In altre parole era possibile indurre Berlino a stipulare nel giro di 72 ore una pace separata con l’Unione Sovietica (come volevano Mussolini e il Re) oppure, e alla peggio, pervenire a un armistizio o a una pace separata con gli angloamericani alle condizioni, molto generose, che Washington continuava a proporre a Roma sin dal maggio 1940 e che aveva rinnovato, dalla fine del gennaio 1943, in Svizzera, a Giacomo Acerbo, il quale aveva immediatamente infornato, a sua volta, Mussolini ricevendo, in cambio, la nomina, su due piedi, a ministro delle finanze allo scopo di metterlo in condizione di trattare nella veste migliore e con la necessaria autorità al momento opportuno. La fermata, inattesa, del 26° Reggimento corazzato tedesco, fermatosi nei pressi di Roma, preoccupò, per la prima volta, il generale Vittorio Ambrosio, capo di Stato Maggiore generale e, a caduta, i protagonisti dell’arresto di Mussolini (una dozzina di persone in tutto, tra ufficiali e sottufficiali del Regio Esercito) ch el’avevao affiancato nel corso di quell’impresa con, buon ultimo, Badoglio, in realtà ormai vecchio e debole. Quei personaggi chiesero pertanto, quella notte stessa, un immediato, e inutile, abboccamento tra il nuovo ministro degli esteri italiano, Raffaele Guariglia, appena arrivato quello stesso giorno dalla Turchia, dove era stato il Regio Ambasciatore, e gli incaricati d’affari statunitense e britannico accreditati in Vaticano. Fino a quel momento, infatti, il convincimento di tutti era stato che la presenza in Roma, dalla sera del 25 luglio, della Divisione corazzata Ariete bastasse a scongiurare un eventuale colpo di mano a opera dei paracadutisti tedeschi concentrati a sud della capitale, oltre che della giudicata non gran che temibile 3ª Motorizzata germanica, in quel momento in corso di ricostituzione e acquartierata, da giugno, a nord dell’Urbe. La notte tra il 30 e il 31 luglio 1943 i primi elementi della 305 ªe della 76ª divisione si presentarono a loro volta (beninteso senza preavviso) al confine tra la Francia e l’Italia. Il comandante della IV armata di presidio in Francia, generale Vercellino, disse che avrebbe fatto sparare dai suoi se quelle due divisioni avessero proseguito. Contemporaneamente fece svellere, da buon militare, alcuni tratti dei binari. A questo punto i reparti germanici scesero dai treni e cercarono di infiltrarsi a piedi, nell’oscurità. Ci furono alcune sparatorie e l’intero movimento tedesco venne, alla fine, bloccato visto che gli ambigui ordini di Hitler ordinavano l0invasione, ma senza incidenti di sorta. Il 31 luglio tutti avevano il dito sul grilletto, ma non successe nulla. Idem il 1 agosto anche se la tensione salì, quel giorno, da una parte dall’altra, a vista d’occhio. Era la situazione auspicata da Dino Grandi e da Federzoni (ma non dagli altri votanti l’ordine del giorno dell’ultimo Gran Consiglio, a loro volta decisamente più prudenti) con la benedizione dei grandi imprenditori Vittorio Cini, Giuseppe Volpi e Achille Gaggia: un incidente militare tra i due alleati dell’Asse con i tedeschi oltre le Alpi, a parte nuclei sparsi a livello di corpo d’armata al massimo tra la Sicilia, la Calabria, Napoli, Roma, la Sardegna e la Corsica, che gettasse, automaticamente, l’Italia dalla parte anglosassone confidando, per il seguito, nella buona volontà statunitense e nell’impossibilità, da parte britannica di praticare la temuta pace vendicativa auspicata da Londra sin dal 1940, se non da prima). Il pomeriggio del 2 agosto, infine, a Roma si verificò, da una parte, una crisi di nervi in capo, si disse, al presidente del consiglio mentre, dall’altra, Ambrosio ritenne che, al di là di quelle 2 divisioni tedesche attestate lungo le Alpi francesi e di pochi carri (una decina di Tigre) in compagnia di un paio di battaglioni di alpini austriaci affluiti (sempre senza preavviso) al Brennero e anch’essi fermi, nelle medesime condizioni, dalla notte tra il 30 e il 31 luglio in poi (sia pure, grazie a un colpo di mano inziale, oltre la barra di confine e a pochi metri dai due grossi bunker delle fortificazioni di confine italiane poste a guardia di quel passo), i tedeschi non disponessero di altri reparti. Fu pertanto ordinato di lasciarli passare con l’intesa che si sarebbero diretti alla volta della Calabria, delle Puglie, della Lucania e della Campania. Il 2 agosto sera, viceversa, i primi reparti della 305ª e della 76ª si fermarono a portata tattica di Genova e, poco dopo, di Spezia e l’ammiraglio Raffaele de Courten, capo di Stato Maggiore e Ministro della Marina, ottenne da Ambrosio, sia pure a fatica, di far presidiare immediatamente quelle piazze dai reparti delle divisioni italiane Alpi Graje e Rovigo in quel momento ferme in quella stessa area dopo che Ambrosio aveva fermato, prinma del 25 luglio, il previsto trasferimento degli alpini dell’Alpe Graje alla volta della Sicilia. Nel mezzo di un caos bestiale furono creati, a questo punto, una serie di posti di blocco italiani e tedeschi, spesso affiancati gli uni agli altri, fino a quando non si arrivò all’armistizio. Il 9 settembre mattina, con la luce, iniziarono i primi movimenti germanici verso la base navale, oltre che in direzione del capoluogo ligure. Qualche caposaldo italiano sparò, qualche altro rimase indisturbato fino al 10 e per il pomeriggio del 9 settembre era stato trovato un modus vivendi visto che praticamente nessuno, sia tra gli italiani sia tra i tedeschi, voleva lasciarci la pelle, tanto più che le Forze Navali da Battaglia italiane erano già partite il 9 prima dell’alba alla volta della Maddalena. Rommel, in tutto questo, non c’entra. Era il comandante delle forze germaniche a nord della congiungente Pisa-Rimini. Propose a Hitler, in agosto, di lasciar perdere l’Italia e di attestarsi, con un dispendio minimo di forze, sul baluardo naturale rappresentato dalla catena delle Alpi, ma non fu ascoltato (a posteriori si sospettò, nell’estate 1944, che si fosse trattato di un’astuta mossa di quel maresciallo in vista della giubilazione del Führer). Sempre Rommel attese in seguito (e invano) il permesso di sottoporre a Vittorio Emanuele III un brutale ultimatum chiarificatore vanamente sollecitato sin dalla primavera 1943 dai generali tedeschi al loro incerto Cancelliere allo scopo di assumere il controllo delle Forze Armate italiane del Regno relegando Mussolini al ruolo di “Nonno della patria” e confinando il Re in campagna. In seguito la Volpe del deserto non ebbe mano nelle operazioni di Spezia, anzi si irritò moltissimo davanti alla flemma dimostra dalle due divisioni germaniche di base in quell’area. Quanto ad Ambrosio, per quanto per il 6 agosto 1943fossero state contate, con grande stupore dello Stato Maggiore del Regio Esercito, ben 8 divisioni germaniche affluite attraverso il Brennero, la Francia e, infine, Tarvisio - e fermatesi tutte nella Pianura padana - quel capo di Stato Maggiore generale continuò a pensare, fino all’11 settembre 1943, che quelli che erano in corso dalla sera dell’8 settembre erano solo “incidenti” tra italiani e tedesche e che tutto si sarebbe chiarito, alla fine, senza arrivare a una vera e propria crisi finale tra i due ex partner dell’Asse, tanto da contromandare l’ordine, emesso dal generale Mario Roatta, capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, la notte tra il 10 e l’11 settembre (e appena arrivato, come lui, a Brindisi) di “considerare i tedeschi come nemici”. Si suggerisce, per un eventuale approfondimento, Vincent P. O’Hara, Enrico Cernuschi, Dark Navy. The Regia Marina and the Armistice of 8 September 1943, Nimble Books, Ann Arbor, MI, USA, 2009.
  4. Aggiungo la recensione pubblicata dall'amm. Bembo sulla rivista della Lega Navale
  5. Il 13 giugno alle 17.30 a Pesaro presso la sala convegni di CONFINDUSTRIA, Palazzo Ciacchi, Via Cattaneo 34, su iniziativa dell’A.N.M.I. di Pesaro, Gruppo M.O.V.M. Vincenzo Rossi, con il supporto della SOCIETA’ PESARESE di STUDI STORICI (S.P.S.S.) e del MUSEO E BIBLIOTECA OLIVERIANA, si terrà una conferenza intitolata “Pesaro e la guerra navale del 1859 in Adriatico. Chi era Soixante-dix neuf?", relatore Enrico Cernuschi. Nel corso della stessa si affronterà il poco noto tema degli aspetti navali della 2^ guerra d'indipendenza con alcuni retroscena "spionistici" di sicuro interesse.
  6. Alla verde età di 104 anni è mancato qualche giorno fa Herman Wouk, nella seconda guerra mondiale Lieutenant della US Navy e comandante in seconda dell'USS Southard. Prolifico romanziere, fu l'autore del celebre L'ammutinamento del Caine.
  7. GM Andrea

    La favola del Leon

    Col beneplacito del Direttore e dell'Autore, riporto un articolo pubblicato sul numero di marzo della rivista della Lega Navale Italiana (https://www.leganavale.it/nazionale/attivita/pubblicista/rivista/)
  8. GM Andrea

    OKW e siluranti

    Un anonimo contributore segnala quanto segue. Nel febbraio 1943 i tedeschi inviarono a Roma, su un’iniziativa di Doenitz appoggiata da Hitler, l’ammiraglio Ruge col compito di spiegare agli italiani come organizzare la difesa dei convogli, essendo stato quell’ufficiale tedesco il responsabile della difesa del traffico costiero lungo le coste dell’Europa occidentale. Si trattava dell’ennesima manifestazione di deferenza fatta da un Mussolini, ormai abulico sin dal luglio 1942, nei confronti del proprio scomodo alleato. Qualunque cosa, era ormai il suo motto, purché Hitler accetti, in cambio, di fare, prima o poi, la pace separata con l’URSS. Ruge capì dopo pochi giorni che le condizioni di quella che sarebbe stata definita, in seguito, “la rotta della morte”, erano piuttosto diverse rispetto al traffico lungo la Manica e si adeguò. La Kriegsmarine tornò, però, alla carica, ai primi di aprile, proponendo per bocca del Führer un comando unico, ovviamente sotto il controllo. Germanico, chiedendo agli italiani le 3 torpediniere ex francesi, così da poter avere una quota di partecipazione di controllo rispetto alle oltre 40 unità, tra CT, torpediniere e corvette italiane, per tacere dle resto del naviglio. Mussolini, al solito, cedette e la Regia Marina dovette promuovere d’urgenza l’ammiraglio Somigli, così da avere, comunque, la prevalenza nell’ambito del nuovo supercomando, poi rimasto – in pratica – sulla carta. Il nuovo comandante della Marina tedesca nel Mediterraneo, il contrammiraglio di fresca nomina Meendsen-Bohlken, si irritò moltissimo davanti a quello “scippo” e usò parole piuttosto grosse (secondo una testimonianza era ciucco perso in quella e non solo in quella occasione) all’interno del Salone dei marmi del ministero. Fu costretto a tornare in Germania e fu sostituito dal più ragionevole (e sobrio) Ruge. Tornò a ricoprire, in agosto, quel medesimo ruolo dopo che Ruge era stato rimosso in quanto giudicato (a ragione) politicamente sospetto dopo il 25 luglio.
  9. GM Andrea

    Unione civile e MM

    Mi sono sempre espresso, per quel che conta, contro la vigente legge sulle unioni civili, solo e unicamente per ragioni giuridiche (non certo moralistiche o filosofico/religiose) che esulano dal forum e sulle quali non annoio. Tuttavia, se le due militari hanno inteso approfittare dell'istituto messo a disposizione dall'ordinamento non mi scandalizzo, e nemmeno dall'uso dell'uniforme, concesso dal regolamento. Piuttosto trovo criticabile, oltre agli impropri termini "nozze" o "sposate", la risonanza mediatica e gli auguri dal vertice, che rendono eccezionale e da sottolineare un avvenimento che dovrebbe essere normale.
  10. GM Andrea

    Cherchez la femme

    Col beneplacito del direttore di "Marinai d'Italia" e dell'autore, riporto l'articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista, nel quale si dà conto dell'origine di molti mali che affliggono la storiografia navale italiana
  11. Amm. Sq. Ernesto Pellegrini dai Coi, CINCNAV nel 1962-63 Probabile visita all'assunzione dell'incarico
  12. Titolo: L’ULTIMO SBARCO IN INGHILTERRA - Le galee dei Medici e degli Strozzi contro Enrico VIII 1543-1551Autore: Enrico CernuschiEditore: MursiaAnno: 2018Pagine: 188Reperibilità: facile Riporto la recensione dell'ultimo volume pubblicato da E. Cernuschi per Mursia apparsa sulla rivista JP4: Nel tipico stile di questo brillante e anticonformista storico, una vicenda del passato dimenticata che è di piena attualità. All’inizio del ‘500 i portoghesi tentarono di monopolizzare il mercato delle spezie, mettendo in crisi l’economia italiana. Ne seguirono una serie di azioni navali nell’Oceano Indiano e, per l’alleanza di re Enrico VIII con i portoghesi, aiuti italiani al re di Francia Francesco I. La brillante Caterina de’ Medici è andata sposa al Delfino e protegge due condottieri e ammiragli italiani, Pietro e Leone Strozzi, che dopo avere affrontato con le loro galee in diverse occasioni le navi inglesi vittoriosamente, sbarcano in Scozia e conquistano il castello di St. Andrews. Questa vicenda di battaglie dimenticate (o meglio mai insegnate) è di per sé interessantissima, ma per l’autore è solo lo spunto per trarre paralleli con la situazione di oggi: l’Italia minacciata da subdoli nemici internazionali, gli effetti della moneta unica, perfino la permanenza attraverso i secoli di elementi esoterici e pagani in certi circoli d’élite; soprattutto, però, l’importanza primaria del potere marittimo. Tornano alcune linee portanti della scrittura di Cernuschi, come lo scetticismo sull’invincibilità della Royal Navy e l’avversione per quegli intellettuali che vedono gli stranieri, specie se protestanti, sempre onesti e capaci e gli italiani sempre disonesti e perdenti. Torna anche il suo stile, con lunghe frasi che costringono il lettore a districarsi fra subordinate per ricercare a ritroso soggetto e verbo, ma è uno stile anche piacevole e stimolante, e il libro risulta una boccata d’aria fresca rispetto a una storiografia che ci ha insegnato Curtatone e Montanara ma ha ignorato la battaglia navale di Rapallo, 1495, che portò “141 anni di vantaggio a beneficio dell’Italia”. Centottanta pagine da leggere per diletto e per un insegnamento attualissimo.
  13. GM Andrea

    Auguri Andrea!!!

    Grazie a tutti!
  14. Buonasera e bene arrivato! Non posso fornire risposte pienamente esaustive, se non che, alla data dell'armistizio, comandante del Titano era il capitano di corvetta di complemento Alessio Valente, classe 1899. Fino al 31.01.1943 il comandante era il parigrado, anch'egli di complemento, Giuseppe Cascio. Palermitano di Ciminna, classe 1897, per il servizio sul Titano il comandante Cascio fu un superdecorato: 2 medaglie di bronzo e 4 croci di guerra al valore militare, oltre al distintivo di ferito in servizio per il fatto del 15.01.1943 che gli valse la seconda medaglia di bronzo Nel settembre 1942, oltre al CC Cascio lo stato maggiore era composto dai seguenti ufficiali (alcuni verosimilmente ancora imbarcati anche l'anno seguente), tutti di complemento: TV Leopoldo Mattina (com.te in seconda, medaglia di bronzo al VM per fatto del 15.01.1943) , STV Silvio Tullier e Sottotenente CREM Pietro Porcinai (direttore di macchina, anche lui medaglia di bronzo al VM per fatto del 15.01.1943)
  15. Senz'altro, l'Autore acconsente
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