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Alagi

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Everything posted by Alagi

  1. Alagi

    Quizz Foto: Unità Militari

    Come disposto dal Direttivo, e annunciato in chiusura del "Quiz Foto: Unità Militari" ( http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=21210 ), ho provveduto ad aprire la presente discussione che - in tutto e per tutto - rappresenta la continuazione di quella precedente. Come già ricordato, provvedo a riportare in questa sede i post relativi all'unità attualmente in corso di identificazione, onde consentire di poter continuare senza soluzione di continuità il nostro piacevolissimo intrattenimento. Buon lavoro a tutti! Maurizio Brescia / Alagi Moderatore della sezione "Quiz" ------------------------------------
  2. Alagi

    Incrociatori Lanciamissili Usn

    Purtroppo si, i meno giovani li hanno visti... Io me li ricordo, negli anni Sessanta e Settanta, a Ponte dei Mille a Genova... Spero che anche queste immagini vi piacciano! CG-10 USS Albany - Malta, 1968 CG-12 USS Columbus - Taranto, 1974 CLG-3 USS Galveston - 1963 CAG-1 USS Boston - 1962
  3. Alagi

    Nave Alpino

    L'unità comando CMM (ex Fregata) Alpino, in disarmo alla Spezia il 17-X-2006 (Foto Maurizio Brescia)
  4. Alagi

    Navi A Venezia

    Avendo inserito sulla pagina Facebook di un amico alcune immagini di navi della Regia Marina riprese a Venezia, penso che possa risultare d'interesse poterle visionare anche qui. In quello che - oggettivamente - è lo scenario più bello del mondo (anche nello specifico caso della location per delle foto navali), ecco quindi una serie che, possibilmente, cercheremo di accrescere in futuro. Tutte le immagini sono state scattate dai fotografi dello studio "Baschetti", attivo a Venezia nella prima metà del secolo XX che - solitamente - "sfruttavano" le parti alte della Chiesa della Salute o le strutture di Punta della Dogana per realizzare immagini che, sicuramente, sono autentiche opere d'arte del campo fotografico, non soltanto nazionale. ----------- Gli incrociatori pesanti Pola e Zara a Venezia, nel 1933-34. Si noti, a prora del Pola, l'idrovolante CANT 25 AR che, in seguito, sarà sostituito dall'IMAM Ro. 43. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia) I caccia dell'8ª Squadriglia (Folgore, Lampo, Baleno e Fulmine) all'ormeggio a Punta della Salute sul finire degli anni Trenta. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia) L'incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere e un'altra unità tipo "Condottieri" nel Bacino di San Marco, a Venezia, verso la metà degli anni Trenta. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia) L'unità in secondo piano potrebbe essere il Colleoni, in quanto all'epoca le due unità facevano entrambe parte della 2ª Divisione Navale. Tuttavia, mentre il Bande Nere (costruito a Castellammare) presentava alcune caratteristiche che lo rendevano facilmente identificabile (tubolature orizzontali sui fumaioli, torrione dal disegno più complesso ecc.), le altre tre unità - costruite dall'Ansaldo - erano sostanzialmente indistinguibili. Purtroppo, nell'originale della fotografia il nome non è leggibile: si vedono due "blocchi" di lettere che potrebbero intendersi come Bartolomeo Colleoni, ma - vista la qualità dell'immagine - anche i nomi delle altre due unità, anche se meno probabili, sono comunque possibili. L'inrociatore leggero Alberico da Barbiano a Venezia, il 18 luglio 1934. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia) Venezia, 1935-36. le quattro unità della 10ª Squadriglia (da sinistra: Maestrale, Grecale, Scirocco e Libeccio), ancora classificate come esploratori, all'ormeggio insieme alla torpediniera La Farina. Sullo sfondo, due incrociatori leggeri tipo "Condottieri", probabilmente il Di Giussano e il Da Barbiano. (Foto Baschetti, Venezia - coll. A. Asta via M. Brescia) Il cacciatorpediniere Francesco Nullo a Venezia, ad agosto del 1936. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia) La nave scuola Cristoforo Colombo sul finire degli anni Trenta. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia) La nave reale Savoia nel Bacino di San MArco, nella seconda netà degli anni Trenta. (Foto Baschetti, Venezia - coll. M. Brescia)
  5. Alagi

    Colpi Di Mare...

    Anche queste foto arrivano dal sito del Naval Historical Center... sono sicuramente "di effetto"!
  6. Titolo: DA EL ALAMEIN AL SANGRO Autore: Bernard L. Montgomery Editore: Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, (Collana "Le guerre") Anno:2010 Pagine: 200 Dimensioni: cm 14 x 21, 15 fotografie in b/n e 14 cartine a colori, brossura Prezzo: Euro 25 reperibilità: facilissima Tra le figure di maggior spicco dell’intero secondo conflitto mondiale, il generale Montgomery (1887-1976) diede alle stampe, nell’immediato dopoguerra, il resoconto del periodo da lui trascorso (13 agosto 1942 – 31 dicembre 1943) al comando dell’VIIIª Armata britannica. Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1950 – per i tipi di Garzanti – con il medesimo titolo, Da El Alamein al Sangro è oggi riproposto dalla Libreria Editrice Goriziana nella collana “Le guerre”, una realtà editoriale ormai consolidata e con numerosi volumi in catalogo riferiti alla storia militare e alle vicende belliche delle più diversificate epoche e teatri operativi. Posto al vertice dell’VIIIª Armata per risollevarne le sorti e il morale dopo l’avanzata italo-tedesca in Africa settentrionale nell’estate del 1942, Montgomery condusse gli uomini posti al suo comando alla vittoria di El Alamein e alla successiva avanzata in Libia e in Tunisia; partecipò poi attivamente alla pianificazione dello sbarco in Sicilia, guidando infine i reparti britannici nella risalita della penisola sino alla “Battaglia del Sangro” e alla riconquista di Ortona, alla fine di novembre del 1943. Con il primo gennaio 1944, Montgomery venne destinato allo staff impegnato nella pianificazione dello sbarco in Normandia, venendo poi nominato – nel dopoguerra – Capo dello Stato Maggiore Generale Imperiale (nel 1946) e comandante supremo, dal 1951 al 1958, delle forze della NATO. Da El Alamein al Sangro è il resoconto – asciutto, concreto ed essenziale – delle operazioni condotte dall’VIIIª Armata sotto il comando di Montgomery: l’autore lascia ben poco spazio alle componenti personali, psicologiche ed emozionali delle vicende descritte, concentrandosi per contro sugli aspetti strategici, tattici ed operativi delle operazioni condotte in Africa e in Italia. Non mancano interessanti e quanto mai opportune notazioni sulle componenti tecniche, logistiche e di gestione amministrativa che, necessariamente, contraddistinguevano lo svolgimento di azioni condotte in zone desertiche come la fascia costiera dell’Africa settentrionale o, comunque, orograficamente impervie come la zona meridionale della penisola italiana. Le descrizioni e i commenti sono puntigliosi e molto dettagliati ma – non per questo – risultano sempre riferiti con immediatezza alle operazioni descritte come pure ad una più ampia visione strategica del fronte militare mediterraneo, inserito a sua volta in una visione globale della partecipazione alleata al secondo conflitto mondiale. Questa impostazione dell’opera è ulteriormente qualificata dalla sua struttura, con capitoli sostanzialmente brevi che consentono di acquisire senza difficoltà gli elementi tattici e strategici di battaglie, avanzate e combattimenti dalla natura e dall’ampiezza quanto più diversificate. Le numerose cartine, fedeli riproduzioni di quelle inserite nell’edizione originale dell’opera, contribuiscono infine ad accrescere il valore di questo volume, evidenziando le principali località citate nel testo e l’evoluzione di posizioni e schieramenti, tanto per le truppe britanniche quanto per i reparti dell’Asse. A testimonianza della partecipazione emozionale del gen. Montgomery alle vicende che videro coinvolta la “sua” VIIIª Armata, nelle pagine finali di Da El Alamein al Sangro è riprodotto il messaggio da lui inviato il 1° gennaio 1944 a tutto il personale da lui dipendente, in occasione del suo trasferimento ad un altro teatro operativo. Dalle poche e concise righe di questo messaggio traspaiono non soltanto l’apprezzamento per quanto fatto sino ad allora dagli uomini posti alle sue dipendenze, ma anche l’umanità e le non comuni doti di familiarità con i sottoposti che – da sempre – costituiscono una delle principali doti della “componente morale” dei capi militari di ogni tempo e paese.
  7. Ieri sono stato alle Cinque Terre, e da Corniglia ho potuto fotografare Punta del Mesco, al largo della quale - il 9 agosto 1943 - andò perduto il cacciatorpediniere Gioberti. Insieme ad alcune immagini, penso possa interessare quanto pubblicammo il com.te Bagnasco ed io nel volume 14/II (1997 - ed. Albertelli) della nuova serie "Orizzonte Mare" dedicato all'attivitàoperativa dei ct. classi "Freccia/Folgore", "Maestrale" e - per l'appunto "Oriani". ---------- .....Il Gioberti fu l'ultimo cacciatorpediniere perduto dalla Regia Marina prima dell'8 settembre 1943, a conclusione di una lunga serie di affondamenti (44, più di uno per ogni mese di guerra) iniziatasi con l'Espero, il 28 giugno 1940, e proseguita in tutte le zone operative in cui le nostre navi furono impiegate. Gli incrociatori dell'8a Divisione (Garibaldi e Aosta, amm. Fioravanzo), una volta sospeso il tentativo di avvicinarsi a Palermo per bombardare il porto occupato da truppe alleate, fecero rientro alla Spezia alle 18.52 dell'8 agosto 1943. Le due unitàlasciarono La Spezia dirette a Genova alle 17.00 del 9 agosto scortate dai caccia Mitragliere, Carabiniere e Gioberti (c.f. Carlo Zampari, alla sua prima uscita in mare in tempo di guerra). A Sud di Punta del Mesco, tra Monterosso e Levanto, il Mitragliere si pose in testa alla formazione, con il Garibaldi e l'Aosta in linea di fila e il Carabiniere e il Gioberti, rispettivamente, a sinistra e a dritta degli incrociatori. Era purtroppo questa la zona d'agguato del sommergibile inglese Simoon (com.te Milner) che, alle 18.25, lanciò sei siluri contro la formazione: da parte loro le navi italiane stavano preparandosi ad accostare a dritta (da rotta 225° a rotta 270° per scapolare Punta del Mesco) e, quindi, in quel particolare momento non stavano zigzagando. Mentre il Mitragliere e il Carabiniere contromanovrarono prontamente, effettuando alcune accostate per evitare i siluri in arrivo segnalati dall'idrovolante di scorta, il comandante del Gioberti stimò erroneamente di poter evitare l'impatto mantenendo la rotta e aumentando la velocità. Purtroppo questo apprezzamento si rivelò errato e due armi colpirono a poppa il Gioberti che, spezzato in due, affondò in breve tempo. Pur considerando l'errore di manovra del Gioberti, va rilevato che lo scarso addestramento all'attivitàdi squadra effettuato negli ultimi mesi di guerra, come pure la mancata ricezione da parte del Gioberti del segnale d'allarme in fonia trasmesso dal Carabiniere alle 18.26, contribuirono sicuramente alla perdita del caccia ('apparato radio del Gioberti si sarebbe trovato fuori frequenza, sintomo di mancanza di addestramento anche nel campo delle co¬municazioni). Il Carabiniere effettuò un attacco contro il Simoon lanciando alcune salve di b.t.g. che danneggiarono i tubi di lancio poppieri del battello inglese; dopodiché la formazione proseguì verso Genova, dove arrivò in serata. Molti dei naufraghi del Gioberti furono recuperati da una squadriglia di Mas e da altri mezzi di soccorso usciti dalla Spezia appena ricevuta la notizia della perdita del caccia.... ----------- Ecco la fotografia della zona di affondamento del Gioberti (Punta del Mesco è il promontorio sulla destra) ... e una cartina delle fasi dell'affondamento tratta dal volume citato Due immagini del Gioberti: nel 1939... ... e nella primavera del 1943. Questa è un'immagine inedita dell'affondamento del caccia, che ho così commentato sul sito della SocietàCapitani e Macchinisti Navali di Camoli (http://www.scmncamogli.org/solimano/nsoli_nar.htm), dove è pubblicata l'intera collezione da cui proviene la fotografia: "... Una fotografia inedita dell’affondamento del cacciatorpediniere Gioberti avvenuto al largo di Punta Mesco il 9 agosto 1943. Nell’immagine (scattata probabilmente dalla poppa del Carabiniere) sono visibili, nell’ordine da sinistra, l’incrociatore Garibaldi, il troncone prodiero del Gioberti che procede ancora con un minimo abbrivo, e il troncone poppiero, in preda alle fiamme, da cui si innalza una grande colonna di fumo.
  8. Titolo: BRITISH CRUISERS - Two World Wars and After Autore: Norman Friedman Editore: Seaforth Publishing, Barnsley Anno:2010 Pagine: 432 Dimensioni: cm 25 x 29,5 - 307 fotografie in b/n e 111 profili al tratto, rilegato Prezzo: Euro 54,00 reperibilità: facile (c/o Tuttostoria) Da tempo, non si registrava nel panorama della pubblicistica specializzata l'uscita di un volume - come British Cruisers - tale da poter essere considerato un'autentica "pietra miliare" nel pur vasto campo delle opere espressamente rivolte agli aspetti tecnici e costruttivi della storia navale. D'altro canto l'autore (ben noto a livello mondiale, tra l'altro, per le monumentali "Illustrated design histories" riferite alle navi statunitensi) e la casa editrice Seaforth - ormai definitivamente affermata quale leader di questo settore editoriale per i testi in lingua inglese - costituiscono, di per sé, un'autentica garanzia sulle qualità di un lavoro che non esitiamo a definire "definitivo" per lo specifico argomento degli incrociatori britannici. In effetti, la prima frase del libro - "E' difficile definire il termine 'incrociatore' in un modo tale da ricomprendere tutte le unità descritte in questo volume" - fa ben risaltare la vastità dell'argomento affrontato da Norman Friedman: la Royal Navy, sino alla seconda guerra mondiale, è stata la Marina che ha costruito e utilizzato il più grande numero e la più vasta tipologia di incrociatori, facendo derivare questa sua preminente posizione dall'esercizio di un potere marittimo a livello globale, reso tale già a partire dal XVII° secolo con l'impiego delle fregate e dei vascelli dell'epoca della marineria velica. L'autore ha quindi posto in essere la saggia scelta di descrivere nel dettaglio solamente gli incrociatori costruiti a partire dai primi anni del XX° secolo (ossia da quando l'adozione e l'impiego di apparecchiature radiotelegrafiche resero queste unità particolarmente indipendenti e "flessibili", tanto nell'attività di squadra quanto in quella di protezione delle rotte commerciali marittime); risultano quindi ridotti i riferimenti agli incrociatori britannici di epoche precedenti, argomento sul quale - peraltro - Norman Friedman pare sia già attivamente all'opera... Seguendo la falsariga già tracciata di recente con i suoi due volumi sullo sviluppo dei caccia britannici (e con l'ancor precedente opera riferita alle portaerei e all'aviazione imbarcata inglesi), l'autore affronta l'argomento da un punto di vista soprattutto tecnico e costruttivo, a partire dalla classe "Bristol" del 1908-1909 e dai successivi "Birmingham". Ai più piccoli "Arethusa" e "Calliope" fecero poi seguito i vari sottogruppi dei "C" e dei "D", ancora impiegati nell'attività di scorta nel corso del secondo conflitto mondiale; dopo la costruzione degli "Hawkins" e degli "E", con il Trattato di Washington del 1922 ebbe inizio lo splendido tramonto degli incrociatori inglesi con i "County" da 10.000 tonn, a loro volta seguiti da numerose classi di unità armate con pezzi da 152 mm in base ai dettami del successivo trattato di Londra del 1930. Dopo le costruzioni belliche dei "Fiji" e dei "Dido" antiaerei migliorati, la parabola di questo tipo di unità nell'ambito della Royal Navy iniziò il suo corso finale con i "Minotaur" e i "Tiger", gli ultimi incrociatori britannici, mantenuti in servizio sino agli anni Sessanta o - come nel caso di Tiger e Blake - sin verso la fine degli anni Settanta dopo la trasformazione in portaelicotteri. Le ricerche dell'autore, basate su materiale documentale originale conservato al Public Record Office e al National Maritime Museum, hanno portato alla redazione di testi completi, esaustivi e quanto mai approfonditi anche in relazione a progetti non realizzati o largamente modificati nel corso della costruzione. Non mancano riferimenti anche a unità previste per i mercati esteri, tra cui un ben poco noto incrociatore proposto nel 1957 alla Marina del Venezuela che avrebbe dovuto essere armato con missili antiaerei a medio raggio RSC-50 di produzione svizzera (Contraves-Oerlikon), paragonabili - sicuramente per le dimensioni ma forse più difficilmente per le prestazioni - ai coevi "Tartar" realizzati negli Stati Uniti. L'impianto di note (ben 45 pagine) costituisce un autentico "libro nel libro", comprendendo non soltanto riferimenti bibliografici ma, soprattutto, approfondimenti e precisazioni in supporto ai già più che dettagliati testi; British Cruisers si conclude - infine - con dati tabulati riferiti a tutte le classi di unità descritte nel volume e da una lista di tutte le unità, comprensiva delle date di impostazione, varo ed entrata in servizio, con brevi note sulle circostanze della perdita o sul fato finale riservato a ciascuna di esse. L'apparato iconografico è di assoluto prim'ordine: è stata accordata preminenza a viste nitide e complete delle varie unità come pure a dettagli - quando necessario - dell'armamento, delle dotazioni elettroniche e di altri elementi dell'allestimento. Grazie anche alle misure del volume, tutte le fotografie sono riprodotte in generose dimensioni (nella maggioranza dei casi con base 21 cm) e si evidenziano spesso per le loro qualità tecniche di scatto e sviluppo come pure - in numerosi casi - per il fatto di risultare inedite o mai utilizzate in una pubblicazione specializzata. Un unico appunto va mosso alla scelta quanto mai discutibile (ma ormai attuata sempre più spesso dalla pubblicistica navale britannica e statunitense) di riprodurre interessanti e utili viste laterali di diverse unità su due pagine, riducendone in qualche caso la qualità in seguito ad un eccessivo ingrandimento e portando sempre, nel contempo, all' "invisibilità" di taluni dettagli nella costolatura interna del volume, come pure ad alcuni spiacevoli "disallineamenti". Un più che positivo commento va infine riservato agli oltre cento eccezionali disegni al tratto che, spesso espressamente realizzati ex-novo, costituiscono - essi stessi - un fondamentale elemento di completezza di British Cruisers: Norman Friedman si è avvalso dell'opera di due autentici "mostri sacri" della grafica navale quali Arthur D. Baker III e Alan Raven, affiancati a loro volta dal già noto Paul Webb e dal probabilmente più giovane John R. Dominy, per realizzare quello che - ad oggi - è il gruppo più preciso e completo di disegni di incrociatori inglesi sino ad oggi pubblicato e reso disponibile in un volume specialistico. British Cruisers è quindi - in definitiva - un'opera di eccezionale qualità, approfondita, esaustiva e tale da giustificare più che ampiamente il suo prezzo: non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato, ove andrà ad occupare una posizione di assoluta preminenza tra i volumi "imperdibili".
  9. Titolo: PELLE D'AMMIRAGLIO (nuova edizione commentata a cura di E. Cernuschi e A. Tirondola) Autore: Alberto Da Zara Editore: Ufficio Storico della Marina Militare, Roma Anno: 2014 Pagine: 480 Dimensioni: cm 17 x 24 - numerose fotografie in b/n, rilegato Prezzo: Euro 30 reperibilità: facilissima Sono trascorsi quasi sette decenni dalla pubblicazione, nel 1949, dell’edizione originaria di Pelle d’Ammiraglio e - ormai da lungo tempo - il volume, per quanto spesso citato tra le fonti bibliografiche di opere anche recenti, faceva ormai parte di quella categoria di “introvabili” sicuramente noti ai più per il titolo, ma non certo per i contenuti. L’Ufficio Storico della Marina Militare ha così deciso di ripresentare l’opera (pubblicata, all’epoca, per i tipi di Mondadori), non procedendo però ad una mera ristampa ma facendone commentare, chiosare e descrivere il contenuto da parte di Enrico Cernuschi e Andrea Tirondola. Nasce così un lavoro sicuramente nuovo e che, al di là della ripresentazione del testo, fornisce ulteriori fatti, aneddoti e valutazioni sulla base della formazione pubblicistica e delle diversificate inclinazioni storiografiche dei due commentatori. Pelle d’Ammiraglio torna così a rivivere, nella classica veste delle pubblicazioni dell’Ufficio Storico della Marina Militare, arricchito di quello che è un vero e proprio “libro nel libro” composto, in prima battuta, da un consistente corpus di note a piè di pagina con valenza ora biografica, ora tecnica, ora di commento personale. Tre appendici, opera dei curatori, sono dedicate allo scontro navale di Pantelleria del 15 giugno 1942 (ove fu impegnata la VII Divisione incrociatori al comando dell’amm. Da Zara), al ruolo giocato dallo stesso Da Zara durante le vicende armistiziali, e a numerosi ricordi e commenti sulla sua persona da parte di parigrado e figure di spicco dell’ambiente navale italiano dell’epoca. Il corredo iconografico comprende diverse immagini delle navi su cui imbarcò Alberto Da Zara e sue fotografie, pubbliche e private, tratte da archivi di famiglia e “ufficiali”; il volume si conclude con un completo indice dei nomi, senz’altro necessario in un testo biografico di questa complessità.
  10. Opinione pubblica e politica italiana si identificano molto spesso tra loro, perlomeno e sicuramente in questo caso. E siccome all’opinione pubblica non gliene frega niente, alla politica pure ( e viceversa). Sono IO che che non mi identifico in questa opinione pubblica e in questa politica: non faccio parte né dell’una né dell’altra. E a differenza di tanti, non ho paura di dire quello che penso.
  11. Purtroppo non nascondo che sono pessimista. Se è pur vero che è stata stabilita una “Non” giurisdizione indiana sull’oggetto del contendere, è anche vero che siamo di fronte all’ENNESIMO rinvio “all’indiana” della questione, visto che una decisione in merito è stata demandata ad una altro tribunale (l’ennesimo). ------- Questo è il risultato di quanto l’Italia sia riuscita a contare poco in ambito internazionale e a farsi prendere per i fondelli da tutti, a partire da uno stato – quello indiano - che non colpisce la violenza sulle donne (e che violenza!), che non risolve il problema della fame e delle malattie ma che si dota di armamenti atomici che può ficcarsi dove dico io. E la colpa di chi è? Vanno fatti i nomi: • Governo Berlusconi (e l’allora ministro della Difesa La Russa), che emisero regole d’ingaggio dubbie, incomplete e deficitarie; Governo Monti (con il vergognoso PIAGNISTEO in parlamento dell’allora ministro della Difesa amm. Di Paola, che se ne FOTTÈ dei nostri fucilieri pensando solo a diventare presidente di Finmeccanica, cosa che poi – e ne godo – non avvenne); solo il ministro degli Esteri Terzi ebbe la dignità di dimettersi, e di questo glie ne rendo atto. • Governo Letta: del tutto inesistente, anche nello specifico campo della questione dei due fucilieri. • Governo Renzi (e ministro della Difesa Pinotti): impegnati, come i precedenti due in particolare, a leccare il fondoschiena ad Angela Merkel e a FOTTERSENE, come tutti gli altri di questa faccenda. ------- Il problema non è né militare, né etico, né giuridico. È un problema POLITICO, che la politica italiana – dubbia, ondivaga, pressapochista, vigliacca, non incisiva e per nulla efficace in questa come tante altre situazioni in cui sono in gioco l’onore e la dignità nazionale – non è in grado di risolvere essendo composta da piccoli uomini e piccole donne che, nella migliore delle ipotesi, non sanno neanche da che parte girarsi, trovandosi impelagati in contesti di cui non hanno né la minima conoscenza né la minima esperienza. E non voglio pensare che tra loro ci sia gente in malafede. E che la finissero, ogni volta che si insediano sulle loro maledette poltrone, di dichiarare che “… la soluzione del problema dei Fucilieri è una nostra primaria priorità”. Non ci crede più nessuno: questi non mi rappresentano e desidero esprimere il concetto che sono stufo di essere preso per il cu#o da tre anni e mezzo da questi cialtroni. Figuriamoci quindi Latorre e Girone.
  12. Alagi

    Preghiere & Polemiche

    Pur essendo credente, da liberale, repubblicano, laico e mazziniano "qual io sono e fui" non posso che stigmatizzare nella maniera più assoluta e negativa il comportamento di certi religiosi: capaci soltanto di assumere questo atteggiamento nel nome di un pacifismo buonista (e autolesionista), espresso forse per "fare cassetta" nei confronti di nuovi, possibili "clienti" - magari "cattocomunisti" e come tali non certo dediti a coltivare particolari sentimenti favorevoli alla considerazione delle FF.AA. e all'amor di Patria. Sono fatti che - valutati nella loro gravità - tendono ad allontanare dalla Chiesa tanti appartenenti alle FF.AA., loro simpatizzanti e iscritti alle associazioni d'Arma il cui senso religioso andrebbe rispettato. E prima di andare a fare le pulci agli Alpini o ai Marinai d'Italia, questi religiosi farebbero bene a scagliarsi contro il marciume che alberga nella loro struttura: dai preti pedofili, allo IOR, agli attici di certi cardinali e via dicendo. Ma forse è più facile farsi belli contro chi, nella propria struttura, certi marciumi non li ha ma - per sua natura - è abituato a non fare polemiche e a rispettare gli ordini...
  13. L'ufficio Storico della MM non effettua ricerche "per conto terzi". È quindi necessario recarsi di persona alla sede dell'USMM, in Via Taormina 4 a Roma, prendendo in precedenza un appuntamento perché ricevono - di norma - un massimo di quattro ricercatori/visitatori al giorno. Di seguito, tutte le informazioni di contatto, dal sito della MM: http://www.marina.difesa.it/storiacultura/ufficiostorico/Pagine/default.aspx Questo, invece, è il link relativo all'accesso e alla riproduzione di documenti conservati presso l'USMM: http://www.marina.difesa.it/storiacultura/ufficiostorico/Pagine/accesso_documenti.aspx (è comprensivo anche della modulistica da compilare per richiedere la riproduzione di foto e documenti). In sede di primo contatto con l'USMM, si dovrà segnalare l'ambito della ricerca che si intende effettuare in modo che, recandosi in sede nella data convenuta, si troveranno già pronti i faldoni relativi, prelevati dai depositi e dai magazzini ove il pubblico non ha accesso.
  14. Partecipando anch’io al cordoglio per la scomparsa del com.te Rossetto pubblico – di seguito – il necrologio che verrà pubblicato sul numero di giugno di “STORIA militare”.
  15. Anche quest'anno il Ministero della Difesa è presente al Salone del Libro di Torino, giunto alla XXVIII edizione, con un proprio stand nel quale gli Uffici Storici delle quattro Forze Aramate presentano le rispettive attività e novità editoriali. Lo stand è stato visitato giovedì 14 maggio dal Presidente della Repubblica, nel giorno dell'inaugurazione. Venerdì 15 maggio è stata la volta del Ministro della Difesa, accompagnata dal Capo di SM della Difesa. Nelle fotografie sfogliano i due recenti volumi dell'Ufficio Storico della Marina Militare opera di Enrico Cernuschi e Andrea Tirondola, Pelle d'ammiraglio (riedizione commentata delle memorie di Alberto Da Zara) e Mediterraneo e oltre. Analisi di alcuni grandi successi della MArina alla luce delle nuove fonti di archivio. I due volumi sono stati quindi presentati dagli autori in una conferenza cui hanno preso parte il CV Giosuè Allegrini e il CF Leonardo Merlini, rispettivamente capo e responsabile editoria dell'Ufficio Storico della Marina. Si è sottolineato in particolare il taglio innovativo che si è voluto dare ai due volumi, che rientrano nell'ambito delle numerose (anche per il futuro) iniziative editoriali intraprese in questi ultimi mesi dall'USMM.
  16. Alagi

    25 Aprile 1945 - 25 Aprile 2015

    Parole sacrosante, che sottoscrivo in pieno. Aggiungerò inoltre, che non mi riconosco per nulla nell'appropriazione totale e totalitaria della festività del 25 aprile perpetrata a suo favore dalla sinistra italiana, soprattutto quella più estrema. Alla resistenza hanno partecipato forze non soltanto comuniste, ma anche elementi che - nel dopoguerra - hanno dato vita a partiti dell'altra parte dell'arco costiruzionale: dalla Democrazia Cristiana al Partito Liberale della "Prima Repubblica". Se mai, sono stati proprio questi partiti a farsi soffiare, per loro ignavia e incuria e da sotto il naso, l'opportunità di sedere al tavolo dei vincitori (vincitori che, senza gli anglo americani, non avrebbero peraltro vinto alcunché), e quindi i loro leader dal 1945 al 1990 - senza larghi giri di parole - in questo specifico ambito sono stati sicuramente e senza attenuanti degli autentici fessi.
  17. Ecco alcune immagini dell'evento: Il saluto dell'amm. sq. (a) Paolo Pagnottella, Presidente dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia. Secondo da destra, l'amm. sq. Filippo M. Foffi, Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV), che ha presenziato all'evento. Il folto pubblico in la sala, presenti oltre un centinaio di persone, tra cui ammiragli e ufficiali della Marina Militare, studiosi della materia e numerosi lettori di "STORIA militare". Il c.amm. Michele Cosentino illustra nel dettagli le tematiche dei tre Dossier. Maurizio Brescia durante la sua introduzione sulle attività della Casa Editrice e sui contenuti dei tre Dossier della serie "La Marina italiana 1945-2015". La sala "gremita in ogni ordine di posti". •••••••••••• Le foto sono visionabili anche sulla pagina Facebook di "Storia militare", al seguente link; https://www.facebook.com/pages/STORIA-MILITARE/95246523948?ref=ts&fref=ts
  18. Nell'attesa di un rapporto fotografico e di una relazione completa sull'evento, desidero ringraziare - in ordine meramente alfabetico - i numerosi Betasomiani presenti: • Chimera • Darth • Dieblaureiter • Giampyg • Giorgiomodugno • GM Andrea • Lugher • Massirossi • Moreno 75 • Morosiniano • Regia Marina • Sidescanner Spero di non aver dimenticato nessuno... L'evento ha avuto un'ottimo riscontro di pubblico, qualificato anche ai massimi livelli MM. Erano difatti presenti - tra gli altri - i seguenti ammiragli e ufficiali superiori in servizio: Amm. Sq. Filippo M. Foffi (CINCNAV): Amm. Sq. Raffaele Caruso (Direttore del personale MM) Amm. Isp. C° Osvaldo Brogi, Capo Uff. Gen. Progetto Sistemi Operativi Contramm. Domenico Di Capua, Capo Ufficio Affari Generali, M/Stat Contramm. Capozzoli C.V. Stefano Romano, Direttore "Rivista Marittima" C.V. Giosuè Allegrini, Capo dell'USMM Tra gli ammiragli non più in servizio Amm. Sq. Angelo Mariani (ex C.S.M.) Amm. Sq. Giuseppe Lertora (ex CINCNAV) Amm. Sq. Paolo Pagnottella (Presidente Nazionale ANMI e moderatore dell'incontro) Amm. Sq. Vezio Vascotto (Collaboratore di "STORIA militare") Amm. Div. Marco Santarini C.amm. Paolo Bembo (direttore della rivista "Lega Navale) Più di 120 persone hanno assistito alla presentazione, e fa sempre piacere avere di fronte un pubblico attento e appassionato, con tutti i posti a sedere occupati e persone addirittura in piedi in fondo alla sala. Grazie quindi a tutti e, in particolare, agli amici di Betasom già conosciuti e a quelli con cui ho fatto conoscenza ieri. Mi scuso solo per i pochi minuti che ho potuto dedicare a ciascuno ma - come sempre - in questi casi il tempo è sempre tiranno. _________________________ Files in lavorazione, Frà...
  19. A tutti gli amici di Betasom che hanno dato la loro adesione qui sul forum, all'e-mail redazionale, su Facebook, al telefono o con altri mezzi: Per domani è tutto confermato. Appuntamento alle ore 18:00 al Circolo Ufficiali della Marina Militare "Caio Duilio" - Lungotevere Flaminio 45 - ROMA Io sarò li perlomeno dalle 16:30 / 16:45, in modo che - se qualcuno arriva prima delle 18:00 - avremo modo di conoscerci o di ritrovarci e prendere insieme un caffè. A domani!
  20. Sono due cannoniere americane: quella a sinistra è la USS Isabel (a poppa si vede la bandiera degli Stati Uniti), quella a destra una delle due tipo "Asheville" (Asheville oppure Tulsa). Foto e profili sono pubblicati alle pagg. 545 e 546, ad esempio, dell' "Almanacco navale 1941".
  21. Alagi

    Rapporto Di Missione

    Da: Comandante Alagi A: BETASOM XI° Gruppo sommergibili atlantici e, p.c. - Ufficiali Superiori Comando XI° Gruppo - Comandanti smg. XI° Gruppo - Ufficiali, sottufficiali, sottocapi e comuni - Personale civile aggregato Rapporto di missione Malta 8 / 15 - IV - 2007 Rif: protocollo Betasom http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=19218 Come segnalato con mio precedente dispaccio di cui al riferimento (gruppo data orario 7-04h08.09 al titolo "Assenza dal forum"?), comunico il mio avvenuto rientro alla Base Atlantica in data 15-IV u.s., alle 21.30 ora di Roma, dalla missione compiuta nell'arcipelago maltese. Sottopongo pertanto ai Sigg.ri Comandanti e alle Ecc.ze in indirizzo le note che seguono e i riferimenti iconografici allegati, confidando nell'apprezzamento dei suddetti e restando, ovviamente, a disposizione per ogni necessità e chiarimento. Ho effettuato la mia visita nell'arcipelago maltese tra la sera dell'8 aprile 2007 e il primo pomeriggio del 15 aprile: un viaggio da lungo tempo atteso perchè (come penso per tutti Voi) le implicazioni storiche e navali di quei luoghi sono molteplici e, per noi di Betasom, particolarmente importanti e significative. Tralascerò quindi gli elementi di rilevanza maggiormente turistica per concentrarmi su quelli che - ritengo - saranno maggiormente apprezzati dai Comandanti della base. L'importanza strategica di Malta è ben nota, e l'isola acquisì il ruolo di "chiave del Mediterraneo" nel 1530 quando i Cavalieri dell'Ordine di S. Giovanni (altrimenti noti come "Ospitalieri"?) ricevettero l'isola da Carlo V essendo stati costretti - nel tempo - a lasciare i loro presidi in Terrasanta, Cipro e Rodi in seguito all'avanzata turca nel Mediterraneo orientale. Tuttavia, l'impero ottomano (e l'imperatore Solimano il Magnifico) ben comprendevano la valenza strategica di Malta, e nel 1565 l'isola fu sottoposta ad un lungo assedio da parte di un esercito turco fatto sbarcare dalla flotta al comando di Piyali Pasha. Le vicende dell'assedio sono conosciute: gli Ospitalieri, al comando del Gran Maestro Jean Parisot de La Vallette, respinsero gli invasori i quali dovettero lamentare gravi perdite (tra i caduti vi fu anche il noto corsaro Dragut). Successivamente all'assedio, fu costruita una nuova capitale (tra Marsa Muscetto e il Grand Harbor) alla quale fu dato il nome di La Valletta in onore del Gran Maestro vincitore dei Turchi. L'isola rimase in mano all'Ordine sino al 1798, quando fu tenuta dai francesi di Napoleone Bonaparte per due anni; nel 1800 fu conquistata dagli inglesi e proclamata Colonia della Corona nel 1815. Nel 1964 Malta divenne indipendente, entrando a far parte del Commonwealth ma nel 1974 si diede una nuova forma di governo repubblicana rescindendo ogni residuo legame con la Corona britannica. Le vicende che coinvolsero Malta durante la seconda guerra mondiale sono più che presenti nella memoria di tutti per venire ricordate nel dettaglio. La storiografia non ha ancora dato un responso definitivo (se mai potrà darlo) sul "dilemma"? dell'utiltà dell'eventuale conquista di Malta da parte dell'Asse; certo è che l'isola fu sicuramente una "spina nel fianco"? per il nostro traffico convogliato diretto in Africa settentrionale e - nell'ottica di ridurne il potenziale offensivo - fu pianificata la nota operazione del 26 luglio 1941 infaustamente conclusasi per gli Uomini della Xa Flottiglia MAS, molti dei quali caddero eroicamente in azione nelle acque maltesi. Lo "spirito"? di quegli anni aleggia un po' in tutta l'isola ma - a differenza delle imponenti fortificazioni del XVI e XVIII secolo â- ben poche sono le evidenze "tangibili"? del periodo 1940-1945. Al tempo stesso, Malta non è neppure più il punto di incontro e la base di appoggio per le unità delle Marine della NATO come negli anni '50 e ne consegue che sono ormai scomparsi anche i bar e i locali che furono il teatro degli "epici"? scontri tra marinai di nazionalità diverse avvenuti in quel periodo. Tuttavia, l'appassionato di storia ha la possibilità di "rivivere"? fatti e avvenimenti negli stessi luoghi in cui si svolsero e, da questo punto di vista, l'isola di Malta è sicuramente una meta obbligata, in particolare per quanti intendono onorare il tributo di sangue pagato dalla Regia Marina in 39 mesi di guerra contro la Perfida Albione: una guerra in cui la nostra Marina seppe sicuramente tenere testa a quella che era la più potente marina del mondo, cosa che gli inglesi non riconosceranno mai ma che - in cuor loro - sanno che è vera. Il "Grand Harbor" e le fortificazioni seicentesche Fort St. Angelo visto dalla strada che porta agli "Upper Barrakka Gardens" L'ingresso del "Grand Harbor"?; il ponte distrutto nel corso dell'assalto della Xa MAS è stato sostituito da un frangiflutti di nuova costruzione Fort St. Angelo, dai bastioni orientali della Valletta Fort St. Michael, posto a difesa di Senglea, tra Dockyard Creek (a sinistra) e French Creek (a destra) Fort. St. Elmo, sull'estremità settentrionale della penisola su cui sorge La Valletta. I forti di St. Elmo, St. Angelo e St. Michael furono i capisaldi della difesa degli Ospitalieri durante l'assedio turco del 1565 Una delle numerose torri di avvistamento costiere costruite tra il '600 e i primi del '700 dall'Ordine degli Ospitalieri, a difesa delle coste maltesi Il Palazzo del Gran Maestro e L'Armeria Armature seicentesche di produzione italiana conservate nell'Armeria del Palazzo del Gran Maestro degli Ospitalieri Un'armatura della metà del Cinquecento, finemente cesellata, appartenuta al gran Maestro de La Vallette L'Armeria conserva anche stupende collezioni di pistole e fucili del '600 e del '700... ... come pure di artiglierie pesanti dello stesso periodo La seconda guerra mondiale Uno dei numerosi bunker britannici costruiti nel periodo 1940-42 E finalmente... la visita al MALTA WAR MUSEUMâ€?! Un MTM. L'esemplare in questione, però, non è uno di quelli che presero partre all'azione del 26 luglio 1941, ma un mezzo più recente (1943) trasportato a Malta successivamente all'invasione della Sicilia I due fasci littori applicati alla controplancia del Mas 452, catturato durante l'azione del 26 luglio, sono stati montati su due crest ed esposti all'interno del museo La placca identificativa del Mas 452, anch'essa esposta al Museo... ... come pure i gradi dell'stv Roberto Frassetto La placca commemorativa donata al Museo dal Circolo sommozzatori ''Teseo Tesei''? nel 1998 Il com.te Alagi di fronte alla fusoliera del Gloster Gladiator denominato "Faith"? che - nell'estate del 1940 (insieme ai similari "Hopeâ"? e "Charity"? costituì l'unica difesa aerea dell'isola La campana del posamine HMS Manxman, che effettuò numerose operazioni di rifornimento veloce dell'isola. Più sopra, i crest del Manxman e del gemello Abdiel Un quadro che mostra alcune navi italiane allâ'ancora a Marsa Scirocco, successivamente ai fatti armistiziali dellâ'8 settembre 1943. Al di sopra, la targa con il messaggio inviato all'Ammiragliato dall'Amm. Cunningham: be pleased to inform their lordships that the Italian battlefleet now lies at anchor under the guns of the fortress of Malta". Quello che Cunningham non scrisse nel messaggio era che le navi italiane erano andate a Malta obbedendo a degli ordini e non "forzate"? dalla Royal Navy... Questo, dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, nè Cunningham nè altri suoi compari riuscirono ad ottenerlo con la forza delle armi... Il grido mi sorge spontaneo: DIO STRAMALEDICA GLI INGLESI ! ! ! E per concludere... un po' di culto della personalità  !!! Il com.te Alagi in versione "difenderemo i bastioni contro i Turchi sino all'ultimo"? ... ... e con una "bellezza locale"? (nel villaggio dove fu girato il film su Popeye / Braccio di ferro)... a testimonianza del fatto che i marinai italiani piacciono sempre, ovunque e comunque!
  22. Alagi

    Identificazione Esploratore Classe Navigatori

    L'unità della fotografia ha la tuga poppiera di dimensioni "standard" mentre il Da Recco - unico tra i "Navigatori" equipaggiato come caposquadriglia - aveva la tuga poppiera di dimensioni maggiori, ossia più estesa verso poppa. Quindi, paradossalmente, l'unica cosa certa che si può dire della nave raffigurata nell'immagine è che NON si tratta del Da Recco, ma di una delle altre undici unità della classe. Quando i "Navigatori" erano ancora classificati tra gli esploratori, al pari di altre similari unità della Regia Marina recavano sui fumaioli fasce identificative che ne indicavano la posizione "gerarchica" nell'ambito del reparto di appartenenza. Tuttavia, questa posizione all'interno Squadriglia variava in base all'anzianità di servizio di ciascun comandante: il numero delle fasce poteva quindi venire modificato (come in effetti avveniva) proprio in relazione a questo particolare elemento. Non è quindi possibile identificare la nave in base alla fascia presente sul fumaiolo poppiero. Conosco questa serie di fotografie, perché a suo tempo Marino Miccoli le aveva inviate anche a me, quindi ho anche la fotografia pubblicata all'inizio di questo topic. Purtroppo, anche la mia foto è scansionata ad una definizione troppo bassa per poter evidenziare i dettagli che permetterebbero - se non un'identificazione certa - perlomeno l'attribuzione ad un particolare gruppo di unità in base a specifiche caratteristiche costruttive, per il periodo della prima metà degli anni Trenta. Mi riferisco a due in particolare: • La posizione delle gruette per la manovra delle imbarcazioni (sul ponte di coperta, su entrambi i lati del fumaiolo poppiero su Da Mosto, Da Noli, Malocello, Tarigo, Vivaldi e Zeno e - anche se, come abbiamo visto, va escluso - Da Recco) e sul cielo della tuga su cui insiste il fumaiolo poppiero sulle altre unità. • Il disegno della coffa e le relative sfinestrature, ascrivibili a tre tipologie diverse a seconda del cantiere di costruzione. Allo stato attuale delle cose, la nave della fotografia non è identificabile: se possibile, occorrerebbe appunto una scansione a migliore definizione.
  23. Alagi

    Le Potenze Sul Mare: Us Navy

    Personalmente non credo affatto nell'Europa: è un'entità geografica e culturale, ma proprio per le differenze insite in questa entità è - a mio avviso - impossibile pervenire in tempi brevi (ma anche lunghi) ad un'unità politica e militare. L'attuale Europa è stata creata sul modello tedesco, ed è voluta e governata da un'egemonia tedesca che rovescia l'assioma del Von Klausevitz che "... la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi". L'attuale Germania sta proseguendo la guerra che fu del Kaiser e di Hitler con mezzi economici, massacrando le economie dei paesi mediterranei. Così non si arriva da nessuna parte: si fomenta solo la disillusione - se non l'astio - nei confronti di una potenza egemone che nulla fa per i paesi più deboli e ha solo in mente i bilanci in pareggio, alla faccia di popoli in crisi grave come quello greco e come pure il nostro. Tantopiù, con i paesi dell'Europa mediterranea ormai in prima linea contro una minaccia islamica che - a differenza di noi europei - possiede un'assoluta unità di intenti, culturale e politica, con il tutto cementato da un formidabile integralismo religioso. Ma è probabile che a Berlino considerino italiani e greci più culturalmente vicini all'ISIS che alla mitteleuropa...
  24. Alagi

    Riconoscimento Unità E Luoghi

    La prima foto in alto è scattata nel canale navigabile di Taranto, con la nave in entrata nel Mar Piccolo.
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